Rabbia e stop.

Sono molto arrabbiata nei confronti dell’intero misero genere umano.

Ieri pomeriggio mi è stata portata in clinica una gatta morente, lasciata agonizzante sul bordo della strada dopo esser stata investita, chissà quante ore (giorni?) fa. Nessuno, né quel bastardo ce l’ha investita né le centinaia di persone che sono passate di lì (quasi in centro città) ha controllato se fosse viva o morta. E si vedeva benissimo, non era nascosta.

La gatta è arrivata da me con 26 gradi di temperatura corporea, priva di coscienza, pressione illeggibile, grave ernia addominale, frattura dello sterno e tutta la parte posteriore divorata dalle larve di mosca. Dopo le prime cure (riscaldamento, flebo, etc etc), ha aperto gli occhi e alzato la testa.

Non so se ce la farà perché la situazione è gravissima. L’ho chiamata Lazzarina, perché è letteralmente resuscitata.

Vi racconto tutto ciò per dirvi che quando si vede un animale in mezzo alla strada o sul bordo della strada e sembra morto bisogna fermarsi e controllare, ma quasi nessuno lo fa perché il genere umano è una merda con il pollice opponibile.

Fine.

Verona&BellaNapoli.

  • Questo fine settimana sono stata a Verona al Congresso Internazionale di Oncologia Veterinaria, sono stanca morta ma forse un po’ più saggia.

cancer

  • Ho comprato due scrubs fighissimi: uno color ottanio e uno con la casacca con dei gatti disegnati, molto serio sì.
  • Ho incontrato colleghi che non vedevo da tempo e la cosa mi ha fatto molto molto piacere.
  • Sono tornata a casa con la valigia piena di crocchette e biscotti per cani e gatti. I miei animali ringraziano e consigliano la partecipazione ad altri congressi.
  • Quando viaggio mi piace mangiare piatti tipici del posto. Infatti a Verona sono andata alla pizzeria Bella Napoli e ho mangiato la pizza con la mozzarella di bufala. Ottima.
  • Stare dieci ore seduta su una poltroncina ad ascoltare relazioni di oncologia, patologia clinica e diagnostica per immagini permette di avanzare di livello a Candy crush.
  • I panini che vendono in sede congressuale fanno schifo e costano un patrimonio e il caffè nel bicchierino di cartone è inclassificabile.
  • Il B&b era molto carino, ma vivevo serenamente anche senza conoscere i dettagli del rapporto tra la proprietaria (una signora cinquantenne) e il suo fidanzato ragazzino.
  • Ho comprato un libro di patologia clinica che volevo da tempo ma costava troppo, al congresso era scontato e adesso è mio.
  • Ho stretto la mano ad un diplomato europeo al college di oncologia. Non mi laverò mai più la mano.

verona

Foto scattata dalla sottoscritta dopo due birre e altrettanti gin tonic

Di fusa, racconti e biscotti.

Ci sono giornate che partono male, molto male. Il mio lavoro a volte è veramente spietato e ti fa sentire impotente. Ogni giorno mi spiattella in faccia un bel po’ di sofferenza. Ma si deve guardare avanti perché il paziente successivo merita tutta la mia attenzione e concentrazione. Questo non vuol dire dimenticare. Io porto nel cuore tutti i miei pazienti, soprattutto quelli che non ce l’hanno fatta, come il piccolo micino Ranocchio di questa mattina. Era una forza e ha lottato fino all’ultimo.

Quella di oggi è stata una giornata impegnativa, ma vado a dormire serena perché ieri ho coccolato tanto Ranocchio, lui faceva le fusa, sembrava felice e forse per un attimo non si è sentito solo.

Bene, è ora di andare perché ho dei racconti da leggere, una tisana bollente da bere e dei biscotti da sgranocchiare. E qualcuno da ringraziare.

 

 

 

La chemioterapia in cani e gatti.

Qualche giorno fa ho letto questo “articolo” (del 2012) che spiega, senza citare fonti, l’utilizzo della chemioterapia, e le sue conseguenze, in oncologia veterinaria.

Ecco il link: http://www.cani.com/salute-e-benessere/veterinaria/chemioterapia-veterinaria-attenzione-alla-sua-tossicit%C3%A0

Dato che da quasi quattro anni seguo gli oncologi veterinari della facoltà di Torino e dato che questo è anche l’argomento della mia tesi, dirò anche io la mia. Una piccola premessa: io non sono un luminare e non voglio convincere nessuno, la scelta di sottoporre il proprio animale a  questo tipo di terapia è strettamente personale, ma quando si parla di argomenti così seri bisognerebbe essere informati e soprattutto onesti. Io in quell’articolo di onestà (intellettuale e scientifica) e competenza ne vedo ben poca. Le ricerche medico-scientifiche non si basano su Wikipedia, ma non a tutti questo è chiaro.

In questo articolo l’utilizzo della chemioterapia viene demonizzato, praticamente i veterinari si divertono a veder star male i loro pazienti. La chemioterapia sarebbe essenzialmente inutile, anzi estremamente dannosa. Prima di tutto è importante sottolineare che in oncologia veterinaria, la chemioterapia non ha (quasi mai, purtroppo) l’obiettivo di curare in modo definitivo il paziente, ma di allungare il più possibile la sua vita e la PRIORITA’ è quella di mantenere una buona qualità di vita. Quindi non vengono utilizzati i dosaggi o i mix di farmaci tipici dell’ oncologia umana, ma si sceglie un dosaggio che abbia un effetto terapeutico, ma che contestualmente, permetta al paziente di vivere la propria vita normalmente.  In questi anni ho visto molti animali (cani e gatti) in regime chemioterapico, anche per tempi piuttosto lunghi (alcuni anni) e sarebbe sbagliato dire che non esiste nessun effetto collaterale. Gli effetti avversi esistono, ma sono generalmente controllabili e gestibili e non si presentano routinariamente. I proprietari vengono sempre informati relativamente ai vantaggi o svantaggi legati all’utilizzo di quel farmaco o di quel protocollo (utilizzando fonti reali, articoli scientifici pubblicati, studi esistenti, non la cara Wikipedia) e personalmente ho visto risultati veramente soddisfacenti. La qualità di vita dell’animale è sempre la priorità, nonostante molti vogliono far passare il messaggio opposto.

Io non ho niente contro la “medicina alternativa”, io penso soltanto che quando si decide di parlare di un argomento così importante e emotivamente coinvolgente, bisogna essere ben informati, insomma queste “statistiche documentate” bisogna citarle, inserirle. Se si vuole parlare di un argomento scientifico, lo si fa in termini scientifici: in questo articolo si parla di “cancri secondari in percentuale variabile”, ecco, percentuale variabile non significa nulla, se le percentuali si sanno (e esistono) si scrivono, altrimenti sono parole a caso. Chi ha scritto questo articolo non sa cosa sia un protocollo e non sa che il dosaggio del farmaco può essere cambiato  in base alle condizioni cliniche del paziente.  Inoltre, sarebbe opportuno osservare personalmente come viene impostata e effettuata una seduta di chemioterapia prima di demonizzare un intero settore e dare un’idea sbagliata di quella che è invece un’importante risorsa.

P.S. Mi rendo conto che ciò molto probabilmente interessa a pochi (o a nessuno), ma amen.

E ora: punto e a capo.

Sono nata in una calda giornata di luglio di 27 anni fa. Ad aspettarmi c’erano i miei meravigliosi genitori e le mie due nonnine.

“Chiama i ricordi col loro nome , volta la carta e finisce in gloria”

Mio papà è un uomo che parla poco, ma i suoi occhi dicono (sempre) ciò che non riesce ad esprimere a parole. Mi ha insegnato ad allacciarmi le scarpe e ad andare in bici. Mi ha trasmesso la passione per il disegno e il tennis. Mi ha sempre detto che, nella vita, gli obiettivi si devono raggiungere solo con le proprie forze, senza cercare aiutini o scorciatoie. Mio papà è un uomo che non si lamenta mai.

“Tu prova ad avere un mondo nel cuore  e non riesci ad esprimerlo con le parole”

Mia mamma è una donna che ha sempre pensato prima agli altri che a se stessa, è  generosa (forse troppo), umile e dolce. Mi ha insegnato a scrivere il mio nome e mi ha trasmesso il grande amore per gli animali. A tre anni vivevo circondata da cinque cani, caprette, galline e conigli. Mia mamma è una donna che spesso ha gli occhi tristi perché ha tanti rimpianti e qualche rimorso. Mia mamma è la mamma che vorrei essere io un giorno.

“Sai che fra un’ora forse piangerai, poi la tua mano nasconderà un sorriso:  gioia e dolore hanno il confine incerto  nella stagione che illumina il viso”

Ho fatto le elementari e le medie in un piccolo paesino delle Langhe. Ero una bambina timida e molto emotiva. Mi piaceva tantissimo disegnare e già allora pensavo che da grande avrei fatto la dottoressa degli animali.

“Quand’ero piccolo mi innamoravo di tutto correvo dietro ai cani”

Mi sono iscritta al Liceo Classico Internazionale, sono stati cinque anni molto impegnativi dal punto di vista scolastico e anche umano. E’ emersa la mia grande insicurezza (che, pur essendo ancora presente, oggi è maggiormente sotto controllo), mi sentivo meno intelligente dei miei compagni e molto sola. Mi diplomo con una sola certezza: dovevo passare quel test di ammissione perché io dovevo diventare una veterinaria.

“Sono state giornate furibonde , senza atti d’amore,  senza calma di vento,  solo passaggi e passaggi , passaggi di tempo”

Studio tutta l’estate. Arriva settembre. Non vengo ripescata per tre posti. Sono fuori da veterinaria. Mi iscrivo a Scienze Biologiche. Ma vivo quell’anno pensando al settembre successivo, quando avrei ritentato il test e sarebbe stata la mia ultima possibilità.

“Passerà anche questa stazione senza far male”

Arriva settembre. Entro a veterinaria. E sono felice. Inizio il mio percorso universitario con tantissimo entusiasmo; incontro persone fantastiche, con le mie stesse passioni e i miei stessi interessi. Ad ottobre incontro Lui. Tutto era perfetto.

“Quello che non ho è quel che non mi manca”

Poi, a causa di qualche problema di salute, tutto diventa più difficile. Rimango indietro con gli esami, riemerge quella maledetta insicurezza, penso anche di smettere.  Ci metto un po’ di tempo a riprendere in mano la mia vita. Ma arriva il momento del TRENTANOVESIMO e ultimo esame. Arriva il momento – questo momento – in cui posso, finalmente, concentrarmi solo sulla tesi. Arriva il momento – questo momento – in cui devo imparare ad affrontare la mia vita senza di Lui.

“Un sogno, fu un sogno ma non durò poco”

Arriva il momento – questo momento –  in cui mi guardo indietro e osservo ciò che ho fatto da sola e, almeno per una volta, metto da parte quell’insicurezza e mi sento orgogliosa, parecchio orgogliosa.

“E ora non piangere perché  presto la notte finirà con le sue perle stelle e strisce in fondo al cielo  e ora sorridimi perché  presto la notte se ne andrà  con le sue stelle arrugginite  in fondo al mare”

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Ilaria e Salsiccia, bassottina assistente neurologa.

Il vecchietto dove lo metto.

Ciao a tutti! Io sono Tonino detto Tony e vi racconterò la mia storia (la racconto io e non Ilaria perché non vorrei che venisse omesso qualche importante dettaglio). Sono un piccolo cagnolino (4.5 kg di bravura) di 17 anni, ho quattro peli in testa e due denti in bocca. Ho qualche problemino legato all’età, per esempio ogni tanto ho qualche dolorino alla schiena o devo fare un piccolo sforzo per ricordarmi dov’è la mia ciotola, ma niente di grave. In realtà, c’è qualcos’altro. Si, ogni tanto mi scappa. Ok, l’ho detto. Le prime volte mi vergognavo e scappavo “velocissimo” per paura di essere sgridato. Ma i miei amici umani non me l’hanno mai fatto pesare, perché mica lo faccio apposta. Quindi ora non ci sto più tanto male quando succede.

Da un po’ di giorni avevo perso la mia verve cosi’ mi hanno portato da quegli energumeni col camice bianco e il termometro facile. Dicevano che ero disidratato, quindi mi hanno messo una specie di piccola cannuccia in una zampa e mi facevano bere cosi’. Sono stato cinque giorni in quel posto e alla fine non era poi cosi’ male, a parte quel gattaccio vicino di gabbia che non mi lasciava prendere sonno. Durante la mia degenza, è arrivato un cagnolino, Mozart, non giovanissimo, sembrava molto stanco e triste. E’ stato visitato per benino e quelli col camice hanno detto che bisognava ricoverarlo perché le condizioni erano serie. Il suo proprietario non voleva, diceva che ormai era vecchio, che non ne valeva la pena, che avrebbe preso un nuovo cane, giovane e bello. Quelli col camice gli hanno spiegato che era necessario il ricovero perché a  casa non sarebbe sopravvissuto. Ma lui non era convinto, ha detto che ci avrebbe pensato. Lo ha lasciato li’. E non è più tornato.  

Il cagnolino è stato curato ugualmente e si è ripreso più velocemente del previsto. Io nel frattempo ero guarito e pronto per essere dimesso. Quel giorno è arrivata la mia mamma umana ed io ero sorpreso perché è arrivata con due trasportini, si è avvicinata e mi ha detto che avrei avuto un nuovo amico. Ero perplesso, ma poi ho capito.

Mozart si è subito abituato alla nuova casa e alla nuova famiglia. E’ anche un po’ invadente, ma ci vogliamo bene.

Siamo arrivati alla fine del racconto e meno male perché Mozart sta andando in cucina e devo controllare che non si freghi il mio pranzo.

Oh mannaggia, mi è di nuovo scappata..ma fa niente..io me ne frego e mi sposto un po’ più in là!

 

Piccola nota: Tony e Mozart esistono realmente e la loro proprietaria ha davvero un cuore grande. Vi ho raccontato la loro storia perché spesso ci si dimentica che, oltre ai dolcissimi e bellissimi cuccioli, vi sono anche tanti animali anziani che hanno bisogno di affetto e di cure. Non è semplice adottare un animale già di una certa età, è un grande impegno (anche economico). Ma se avete l’opportunità, adottate un cane (gatto etc) anziano e fategli vivere quel che gli resta nel modo che merita.

Per quanto riguarda lo stronzo che ha abbandonato Mozart nel momento in cui più aveva bisogno di aiuto, c’è poco da dire a parte augurargli di essere lasciato solo quando sarà anziano e malato.

Buona giornata!

Ilaria

 

cane nonno

 

Lo famo strano

cane blog

Un giorno arriva in pronto soccorso una ragazza sui 25 anni con la sua Labrador. La cagnolona mangiava poco da qualche giorno, era abbattuta e presentava perdite vaginali. Dopo la raccolta dell’anamnesi e la visita, si procede con un’ecografia d’urgenza per sospetta infezione uterina.

L’ecografia mette in evidenza la presenza di un feto, purtroppo non vitale. La proprietaria viene tempestivamente informata dello stato di salute del cane e della gravidanza purtroppo non andata a buon fine.

Qui inizia lo psicodramma. Questo il dialogo:

– Signora, purtroppo la sua cagnolona era incinta ma l’unico feto non è sopravvissuto, è necessario intervenire chirurgicamente

– E’ impossibile che il mio cane sia incinta

– Guardi, questa è l’ecografia e questo è il feto….

– Non può essersi accoppiata perché è controllata a vista

– Ma non la porta al parco? Non gioca con qualche cane?

– Si effettivamente gioca con il cane di un’amica di mia mamma, ma è sempre controllata

– Allora sarà successo con questo cane, sarà sfuggita al controllo

– E’ molto improbabile..ma possono essersi accoppiati solo per qualche secondo?

– Almeno una decina di minuti sono necessari….

– Allora è impossibile….

– …..

– Ma ascolti dottoressa….ho un dubbio…. POTREBBERO ESSERSI ACCOPPIATI A DISTANZA?

– O.o

– Potrebbe essere successo? Eh?

– Tenderei ad escluderlo…

– Capisco….allora sarà stata una sveltina.

 

P.s. L’intervento chirurgico è perfettamente riuscito e la cagnolona è stata dimessa senza complicazioni.

Alla proprietaria si consiglia corso di educazione sessuale.

 

Ma per fare il vetrinaio hai dovuto fare un corso?

Il veterinario cura tutti gli animali, dalla mosca al dinosauro, dalla pulce alla balena. Sola eccezione sono le zoccole, poiché queste sono curate da normali medici specialisti di malattie veneree, se sono zoccole, ma se invece sono topi femmine sono curate anch’esse dal veterinario.

(Nonciclopedia)

Questo è il primo post di un nuovo “capitolo” del mio blog, in cui vi racconterò qualche storiella che mi riguarda in veste di “futura veterinaria” o che invece ha come protagonista qualche piccolo paziente.

Iniziamo con qualche frase (più o meno divertente eheh) che ho sentito in questi anni di università 😀

– Scusi Signora potrebbe dare un’occhiata al mio cane?..Oh scusi, non signora…signorina (Dottoressa manco per sbaglio…).

– Ma hai fatto veterinaria perché non hai passato il test di medicina?

– Hai fatto bene a fare veterinaria, ci sono meno responsabilità. Se sbagli e ammazzi un cane mica è grave.

– Che bello vedere che ami così gli animali. Pensa che anche Hitler era un animalista.

– Praticamente sei un medico di serie B.

– Tentativo di abbordaggio n°1: Che bello fai veterinaria!! Sai che io ho un cane/gatto/criceto/canarino bla bla bla.

– Tentativo di abbordaggio n°2: Che bello fai veterinaria!! Visiti anche me?

– Lo so che mi aveva prescritto quella terapia, ma ho preferito ascoltare il parere dell’allevatore. Sa, lui ha tanta esperienza.

– Ma  devo anche pagare?

– Ho deciso che lo possiamo castrare, ma potrei portarmi a casa i testicoli per ricordo?

– No, io non lo castrerò perché gli ho sempre promesso che sarebbe andato in paradiso con le palline attaccate.

– Il mio cagnolino tutte le sere cerca di accoppiarsi con il mio braccio, io dopo un po’ di tempo lo stacco. Sa, non voglio che si prenda troppa confidenza.

PROPRIETARI DI ANIMALETTI NON ARRABBIATEVI EH! 😀

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Veterinaria “work in progress”.

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Sono quasi (finalmente, aggiungerei) alla fine del mio percorso universitario. Sono quasi un medico veterinario. Sono stati anni intensi, faticosi, ricchi di esperienze più e meno belle. Fin da quando ero piccola, alla consueta (fin troppo) domanda “E tu cosa vorresti fare da grande?”, io ho sempre risposto, con sicurezza, “la veterinaria” (a parte un breve periodo in cui aspiravo a diventare Xena la principessa guerriera). E sono molto orgogliosa di essere riuscita a portare avanti e, posso quasi dire, a “realizzare”, il mio sogno di bambina. Ora che veterinaria lo sono quasi, sono tanto tanto tanto felice, pur essendo consapevole che non è un lavoro facile (ma quale lo è?). Fare il veterinario non è solo visitare bei cuccioletti morbidosi. Fare il veterinario è molto altro, è soprattutto altro. Vuol dire scontrarsi con dure realtà. Vuol dire prendere decisioni spesso difficili e poco gradevoli. Vuol dire mettersi continuamente alla prova. Vuol dire anche essere considerato un medico di serie B. Vuol dire dover rispondere alle domande “ma per diventare veterinario/vetrinaio/vetrinario hai dovuto fare qualche corso?/ Ma ti devo anche pagare?”. Fare il veterinario vuol dire anche affrontare l’eutanasia, con la sensibilità e la professionalità necessaria, indispensabile. E questa è stata e continua ad essere una dura prova.  Anche se sai che stai facendo la cosa giusta, che non c’è altra soluzione. Io non ho ancora imparato a mascherare ciò che provo in quel momento e le lacrime scendono senza che riesca a controllarle. Ma forse con il tempo, soprattutto per questioni di “sopravvivenza emotiva”, riuscirò ad essere meno coinvolta.

E’ stato un percorso lungo e devo ancora imparare molto, ma questi anni sono stati ricchi di grandi esperienze che mi hanno formata, come futuro medico e come persona. Mi ricordo quando ho realizzato di aver superato il test di ammissione (a cui è seguita una sbronza che ha fatto storia), mi ricordo il primo esame (biologia animale, 12cfu, un parto) e la prima bocciatura (una mezza tragedia). Mi ricordo quando ho comprato il mio primo fonendoscopio (rosa, perché anche l’occhio vuole la sua parte), il primo cane a cui ho fatto un prelievo di sangue (sono stati parecchi i tentativi, ma il paziente era realmente “paziente”), il primo parto a cui ho assistito, il primo morso (una bella gatta bianca, un po’ troppo permalosa), la grande emozione che ho provato quando sono entrata per la prima volta in sala operatoria, le difficoltà ad indossare i guanti sterili, i miei primi punti di sutura, i pianti di fronte alla morte.

Ma i ricordi a cui più sono legata sono quelli dei miei pazienti. E’ per loro che ho scelto di fare questo mestiere. Per i loro cuori pieni di amore incondizionato, per le loro code scodinzolanti anche nei momenti più drammatici, per i loro occhi sinceri e dignitosi. Tutti mi hanno lasciato qualcosa dentro, tutti mi hanno insegnato qualcosa.

Ogni paziente è un pezzo del mio cuore e nonostante tutte le difficoltà che ci sono state e che ci saranno, sono felice (ah, l’ho già detto?), tanto emozionata – e non vedo l’ora –  di diventare la dottoressa degli animali, perché sono fermamente convinta che sia il lavoro più bello del mondo.

“Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore”.

Sì, sono riuscita ad “infilare” De André anche qua.