Con parole cangianti e nessuna scrittura.

faber blog

Non sono un “cantante bene”, non sono un “intellettuale”. Sono soltanto uno che scrive canzoni guardandosi intorno e attingendo molto anche dal Medioevo. E’ quello il periodo che mi affascina veramente. Potendo conservare alcune conquiste sociali fatte nel corso dei secoli successivi, vedrei molto volentieri una società moderna ambientata nel Medioevo.

Non sono un fabbricante di sogni, non lo sarò mai. Ho il virus della realtà. C’è chi dice che questo di far sognare sia il compito di noi artisti: ma allora, chi resta a raccontarci la realtà? I giornali? Io non vendo sogni: i sogni si sognano, la realtà si racconta.

Se non mi fossi messo a cantare, sarei stato un pittore. Anche perché mi piace considerare una canzone simile a un dipinto, dove alcuni elementi stanno in primo piano, altri in secondo piano, altri svolgono la funzione di fondale. Così la voce, il tema e la melodia potrebbero assumere le sembianze figurative della donna con il bambino nella Tempesta di Giorgione. Laddove l’arrangiamento, nei suoi piani strumentali, potrebbe rappresentare i vari elementi del paesaggio…

Gli uomini sono tutti potenziali artisti, ma devono fare i conti con esigenze di vita che con il tempo si sono moltiplicate trasformandosi da semplici orpelli in insopprimibili necessità. Vale il discorso contrario per gli artisti troppo ricchi, e nel nostro tempo i cantanti e gli autori di canzoni ne sono un innegabile esempio, che avendo troppo coltivato il gusto del superfluo e dato eccessivo riscontro alla parte più rozza della loro esistenza, hanno perduto, insieme al rispetto per la propria arte, il gusto e la capacità di esercitarla.

Faber

Tratto da “Una goccia di splendore”.