Secondo me una donna che dice ad un uomo con cui sta facendo l’amore, come con te con nessuno, andrebbe comunque arrestata per falsa testimonianza.

Secondo me la donna, e l’uomo, sono destinati a diventare, uguali. In questa nostra epoca, la civiltà si è data un gran da fare, per attenuare certe differenze che erano causa di profonda ingiustizia. C’è stato un graduale avvicinamento, nel modo, di comportarsi, di sentire, di pensare. Insomma, di vivere. Fino alla tanto sospirata parità. Però, secondo me all’inizio di tutto, c’è sempre una donna.
Secondo me, la donna è donna da subito. Un uomo è uomo a volte prima, a volte dopo. A volte mai.
Secondo me una donna è coinvolta sessualmente, in tutte le vicende della vita. A volte persino nell’amore.
Secondo me, una donna  innamorata imbellisce. Un uomo…rincoglionisce.
Secondo me in un salotto, quando non c’è neanche una donna, è come recitare in un teatro vuoto. Se invece non c’é neanche un uomo, tra le donne si crea una complice atmosfera di pace. Appena arriva un uomo è la guerra.
Secondo me un uomo che dice di una donna, quella  lì la dà via, meriterebbe che a lui le donne non gliela dessero proprio mai.
Secondo me una donna che dice ad un uomo con cui sta facendo l’amore, come con te con nessuno, andrebbe comunque arrestata per falsa testimonianza.
Secondo me per una donna che non ha fortuna in amore, non si può usare il termine sfigata.
Secondo me gli uomini, si sono sempre occupati del potere sulle cose, le donne, del potere sulle persone. Ma questa è seria non c’entra niente.
Secondo me le donne, quando ci scelgono, non amano proprio noi, forse una proiezione un sogno, un’immagine che hanno dentro. Ma quando ci lasciano, siamo proprio noi quelli che non amano più
Secondo me, una donna che si offre a un uomo sessualmente ed è respinta, rimane sconcertata. Non ci può credere. Il suo primo pensiero è che lui sia omosessuale, ma  in genere questa versione non regge. E allora pensa: “E già, lui si difende…  ha paura di essere troppo coinvolto emotivamente … oppure si sente bloccato dall’eccessiva eccitazione”.  Il fatto che lei possa non piacere è un’ipotesi che non può assolutamente prendere in considerazione.
Donna: l’angelo ingannatore. L’ha detto Baudelaire.
Donna: il più bel fiore del giardino. L’ha detto Goethe.
Donna: femina maliarda. L’ha detto Shakespeare.
Donna: sei tutta la mia vita. L’ha detto un mio amico ginecologo.
Sì, secondo me la donna e l’uomo, sono destinati a rimanere assolutamente differenti. E contrariamente a molti io credo che sia necessario mantenerle se non addirittura esaltarle queste differenze. Perché proprio da questo scontro incontro, tra un uomo e una donna, che si muove l’universo intero.
All’universo non gliene importa niente dei popoli e delle nazioni, l’universo sa soltanto che senza due corpi differenti, e due pensieri differenti, non c’è futuro.

 Secondo me la donna – G.Gaber

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Con parole cangianti e nessuna scrittura.

faber blog

Non sono un “cantante bene”, non sono un “intellettuale”. Sono soltanto uno che scrive canzoni guardandosi intorno e attingendo molto anche dal Medioevo. E’ quello il periodo che mi affascina veramente. Potendo conservare alcune conquiste sociali fatte nel corso dei secoli successivi, vedrei molto volentieri una società moderna ambientata nel Medioevo.

Non sono un fabbricante di sogni, non lo sarò mai. Ho il virus della realtà. C’è chi dice che questo di far sognare sia il compito di noi artisti: ma allora, chi resta a raccontarci la realtà? I giornali? Io non vendo sogni: i sogni si sognano, la realtà si racconta.

Se non mi fossi messo a cantare, sarei stato un pittore. Anche perché mi piace considerare una canzone simile a un dipinto, dove alcuni elementi stanno in primo piano, altri in secondo piano, altri svolgono la funzione di fondale. Così la voce, il tema e la melodia potrebbero assumere le sembianze figurative della donna con il bambino nella Tempesta di Giorgione. Laddove l’arrangiamento, nei suoi piani strumentali, potrebbe rappresentare i vari elementi del paesaggio…

Gli uomini sono tutti potenziali artisti, ma devono fare i conti con esigenze di vita che con il tempo si sono moltiplicate trasformandosi da semplici orpelli in insopprimibili necessità. Vale il discorso contrario per gli artisti troppo ricchi, e nel nostro tempo i cantanti e gli autori di canzoni ne sono un innegabile esempio, che avendo troppo coltivato il gusto del superfluo e dato eccessivo riscontro alla parte più rozza della loro esistenza, hanno perduto, insieme al rispetto per la propria arte, il gusto e la capacità di esercitarla.

Faber

Tratto da “Una goccia di splendore”.

Qui nel girone invisibili.

Questa non è una delle canzoni più “famose” di Fabrizio De André. E’ stata composta con la collaborazione del figlio Cristiano e di Carlo Facchini.

Tratta il delicato tema della sieropositività nei confronti del virus dell’HIV. E’ stata scartata al Festival di Sanremo, probabilmente perché non trattava temi importanti come sole, cuore, amore. Perché a Sanremo, con rare eccezioni, se non son banali cazzate, non le vogliono.

In questa canzone si parla delle conseguenze, non solo fisiche, della sieropositività: si parla dell’isolamento, della solitudine, del menefreghismo, dell’ignoranza, della difficoltà (e a volte dell’impossibilità) a costruirsi un futuro affettivo. Si parla di quel girone degli invisibili da cui la “gente per bene” sta alla larga, perché tanto non è affar loro. Perché tanto a loro non capiterà mai. Perché se la sono cercata. Perché,ancora oggi, è questo il vergognoso pensiero della finta gente per bene.
Perché voltarsi dall’altra parte è la soluzione più semplice.

C’è un amore nella sabbia
un amore che vorrei
un amore che non cerco
perché poi lo perderei “

“Fu così che Fabrizio incontrò per la prima volta la chitarra e la poesia”

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Di ritorno dalla montagna i De André, insieme ad alcuni amici, decisero di passare una breve vacanza nella Langhe, a La Morra. Fu così che Fabrizio “incontro” per la prima volta la chitarra e la poesia. 

I De André vennero invitati a cena da un loro conoscente di Torino, l’ingegner Pier Franco Bertone, anche lui in villeggiatura a La Morra. Mentre gironzolava annoiato, Fabrizio scorse in un angolo una bella chitarra e iniziò a strimpellarla con discreta abilità. L’ingegner Bertone rimase di stucco nell’apprendere da Fabrizio che mai prima di allora l’aveva suonata e decise di regalargliela. Fabrizio cominciò a esercitarsi con passione, facilitato anche dalla buona manualità acquisita con lo studio del violino.

In quei giorni arrivò in albergo con la moglie Floria il petroliere Abelardo Remo Borzini. Da anni Borzini coltivava l’hobby della poesia e della pittura; con il passare del tempo sarebbe divenuto uno dei più ispirati cantori della vita di Genova e della Liguria. […].

Uomo coltissimo e raffinato, amante del bello con un originale senso dell’umorismo, fece colpo sul giovane Fabrizio con alcune delle sue poesie.

“Con Fabrizio ci siamo incontrati la prima volta a La Morra. Lui pressoché un ragazzo, io con qualche primizia grigia sulle tempie. Passava le giornate tormentando la sua chitarra ed evocando inconsciamente quella poesia trovadorica che aveva infiammato la poesia di Raimbaut de Vaquerais e di Sordello da Goito e che, un giorno, avrebbe pure lui posseduta. D’un tratto s’interrompeva per passare, in sordina, quasi se ne vergognasse, a motivi conosciuti. Erano quasi sempre variazioni di Giochi Proibiti a frequentare queste parentesi. Ricordi lontani, troppo lontani, di un amico che mi è sempre stato e mi è tuttora vicino. Con la sua musica, con la sua poesia” (Abelardo Remo Borzini).

Tratto da “Non per un Dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André,  di Luigi Viva”.

Buon Compleanno Fabrizio.

Amo in te

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Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.

amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

Hikmet

Che bell’inganno sei anima mia

Sono passati 15 anni dalla tua morte.

Mi rimane il grande rimpianto di non averti mai conosciuto.

“ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo”

Ciao Poeta.

Gli disse “amor se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene”.

de andrè2

“Io credo che l’amore platonico possa esistere soltanto se  l’oggetto dell’amore, l’oggetto del desiderio sia una donna spaventosamente brutta. D’altra parte come ricordavano anche alcuni generali di Caporetto, in amore come in guerra pare che i migliori risultati vengano raggiunti dal corpo a corpo. Il problema fondamentale è quando in questo amore si insinuano delle remore che ci hanno insegnato fin dall’adolescenza, quei tabù insuperabili e quindi per esempio il problema della fedeltà. Ecco, alla parola fedeltà pare che la maggioranza degli amori spariscano come per incanto. La fedeltà in fondo che cos’è? Non è altro che un grosso prurito con il divieto assoluto di grattarsi”. 

F. De André.

Faber pensiero.

faber

“Io non so cosa ci sia dietro a certe manifestazioni di affetto, probabilmente c’è il tentativo di immedesimazione e forse addirittura il desiderio di trovare dei punti fermi; da un punto di vista strettamente comportamentale, non lo so; che non vengano a chiedere a me delle certezze, io Marinella l’ho scritta, ma non l’ho vissuta, sono un raccontatore di storie, non sono né un filosofo, né un politico. Di solito le certezze si chiedono ai filosofi e ai politici, forse più ai filosofi, però non le si chiede sicuramente a un artista. Invece mi pare che i ragazzi cerchino in noi delle certezze e questo è pericoloso, perché noi siamo pieni di dubbi, perché il nostro pensiero è quello di essere pieni di dubbi. Questi ragazzi invece vogliono delle certezze, ti invitano a tenere mezze conferenze nelle università, sinceramente mi domando: ma che gli vado a dire? Vado a dire che sono insicuro quanto loro, forse più di loro, che ho anch’io bisogno di certezze. Ti senti addosso un sacco di responsabilità che, in effetti, non ti dovrebbero competere. Cristo! Io ho scritto Bocca di rosa, non sono Bocca di rosa”.

Faber

C’è un aria…

tasti

Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.

Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.

Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.

Gaber