Mood Music Tag

Ringrazio il carissimo Zeus per aver pensato anche a me per questo Mood Music Tag. Ovviamente Zeus lo conoscete e se non lo conoscete (male, molto male, anzi malissimo) cliccate e andate subito a leggere sul suo blog. Subito eh.

Ecco le regole:

– Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta.
– Scegli almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo al positivo.
– Tagga almeno 5 blogger (o anche di più ) e avvisali di averli taggati.
– Cita il mio blog all’interno del tuo articolo con link diretto o esteso: GHB Memories https://ghbmemories.wordpress.com, scrivendo che l’idea è partita da qui.
– Se vuoi spiega anche brevemente perché hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.

E adesso, ecco le canzoni!

1) 4 NON BLONDES – What’s up

Questa canzone mi ricorda i pomeriggi passati a casa di una mia cara amica. In teoria dovevamo fare la tradizione di gran versioni di greco, in pratica si chiacchierava e si cantava a squarciagola questa canzone. E si, si beveva qualche birra.

2) F. GUCCINI – La locomotiva

Anche in questo caso, il ricordo è legato agli anni del liceo. Era il periodo in cui volevo cambiare il mondo, in cui cercavo di impegnarmi politicamente (ebbene sì) e litigavo pesantemente con chi la pensava in modo diverso. Era uno scontro costruttivo, ovviamente. Questa canzone è il simbolo di quel periodo, perché come dice Gaber “la rivoluzione oggi no, domani forse, dopo domani sicuramente”.

3) PFM – Impressioni di settembre

Questa canzone mi ricorda i viaggi in macchina, direzione mare,  con i miei genitori. Mio papa’ adorava questa canzone e la metteva sempre. Era un bel periodo, i miei genitori erano felici insieme e io lo ero con loro. Poi le cose cambiano.

4) SIGLA DI DAWSON’S CREEK – I don’t want to wait

Ebbene sì, anche io ero una vittima di questo telefilm. Lo guardavo e lo riguardavo e mi incazzavo e piangevo pure. Ovviamente ho sempre cantato la sigla inventandomi le parole.

Ho sempre tifato per Pacey.

5) F. DE ANDRE’ – Un medico.

Questa canzone è legata alla mia laurea, credo il giorno più bello della mia vita.

 

Ecco i nominati:

Lemniar 

Ysingrinus 

Gintoki 

Tiols 

Emily

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Cantare credo sia un ultimo grido di libertà

Stanotte ero stanca di studiare chirurgia e ho riletto qualche pagina di “Una goccia di splendore”, un’autobiografia che, naturalmente, riguarda De André. Poi, mi sono sentita un sacco in colpa perché in realtà avrei dovuto leggere e ripetere ben altra “roba”, quindi mi sono rimessa a studiare seriamente e ora sono una specie di zombie.

Comunque, vi propongo qualche paragrafo in cui De André parla della “costruzione delle canzoni” e dell’utilità, individuale e sociale, della musica.

 

“Ognuno ha un suo metodo di lavoro. Io parto sempre da un testo scritto, non necessariamente, anzi quasi mai, in metrica. La maggior parte delle mie canzoni nascono come brevi racconti. E’ la materia del narrare a suggerirmi la musica. A questo punto interviene la parte più noiosa, la tecnica del mestiere: adattare la prosa alla scansione metrica che la musica ti ha riservato. Episodi di sincronia come La ballata dell’eroe o Amore che vieni Amore che vai sono rarissimi e si perdono nella distanza degli anni. […]

Qualsiasi tipo di buona musica non può non avere altro fine se non quello di celebrare se stessa. Un’opera d’arte non può mai diventare un mezzo per raggiungere uno scopo diverso da quello della bellezza. Ho sempre pensato che la musica debba avere un contenuto, un significato catartico: tutti gli sciamani, gli stregoni di tutti i popoli, che ben conosciamo, usavano il canto come medicina. In un mondo come quello che stiamo attraversando non mi sembra il caso di continuare a fare della musica anfetaminica. Credo che la musica debba essere balsamo, riposo, rilassamento, liberazione, catarsi. Quindi non solo non mi sembra un discorso di retroguardia, ma direi che è un discorso di avanguardia, perché bisogna ridare alla musica questo aspetto catartico che non ha più. Io intendo più semplicemente la musica, il canto, come espressione dei propri sentimenti, della propria gioia, del proprio dolore. A volte può sembrare addirittura un tentativo di autoanalisi, e analizzando te stesso offri anche una via agli altri per analizzare se stessi. Non faccio musica come prodotto da vendere, come una patacca, anche se questo ci hanno insegnato a fare.

Le canzoni servono a formare una coscienza. Sono una piccola goccia dove servirebbero secchi d’acqua. Cantare, credo sia un ultimo grido di libertà. Forse il più serio. Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale, ma se ne sono accorti in pochi.

Le canzoni hanno un senso, non perché possono evitare le guerre: non è facendo canzoni contro i conflitti bellici che si eviteranno le guerre. Tuttavia esse entrano a far parte del patrimonio culturale di un popolo, sono parte della coscienza, se non altro a livello subliminale. Dunque possono essere un buon deterrente. E’ questa la loro importanza.

Sentii fin da subito che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste e l’illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo. Quest’ultima si è sbriciolata presto, la prima, invece, rimane”.

 

Una goccia di splendore

 

Premio “mi piace la musica”

Ringrazio tantissimo Emily per aver pensato anche a me per questo premio che riguarda la Musica 🙂

Ne sono molto felice perché il mio blog è nato proprio per esprimere la mia passione per Fabrizio De André.

musica imm

Ora, rispondiamo alle domande!

Che tipo di musica ti piace?

E’ più facile dire che musica non ascolto: no “roba” discotecara o eccessivamente POPposa (nel senso di POP, non di tette..anche se spesso le cose coincidono). Non sopporto i Subsonica, ci tenevo a sottolinearlo.

Quando sei in auto che radio ascolti?

Allora, io so di essere un pericolo per me e per gli altri in macchina, quindi se guido io non ascolto un bel niente perché mi devo concentrare.

Hai mai cantato sotto la doccia oppure in un altro posto?

Faccio la doccia con il sottofondo musicale. E ci canto sopra.

Mi sono resa conto che detta così sembra che faccio la doccia con uno detto “sottofondo musicale”. Non è così. Magari ahaha 😉

Chi è il tuo cantante preferito?

Fabrizio De André.

Quante volte all’anno vai ai concerti?

Purtroppo molto poco. Principalmente per mancanza di tempo o perché quelli a cui vorrei partecipare sono sempre troppo distanti.

Hai autografi oppure foto con un cantante? Se la risposta è sì chi è?

Niente di niente.

Di solito il venerdì sera oppure sabato sera vai in discoteca oppure in pub?

Discoteca preferirei evitare, non mi sento a mio agio, la musica non mi piace, i cocktail sono striminziti. Pub tutta la vita, soprattutto quelli con la musica live. Sono una fanatica degli Irish Pub.

Quante canzoni ci sono nella tua playlist?

Il numero preciso non lo so, ma parecchie.

 Dove acquisti le canzoni che ti piacciono, in negozio o su AppStore?

Negozio.

Sai suonare un strumento musicale? Se la risposta è sì, quale strumento sai suonare?

Sto cercando di imparare a suonare la chitarra, mi piace tantissimo ma non sono proprio un fenomeno.

Ora i nominati:

Silvia

Claire

Zeusstamina

Pinocchio non c’è più

CrazyAlice

Topper

Emotional Rescue

 

Mi spiace se ho peccato, 
mi spiace se ho sbagliato. 
Se non ci sono stato, 
se non sono tornato. 

Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore, 
adesso e per quando tornerà il tempo
Il tempo per partire, 
il tempo di restare, 
il tempo di lasciare, 
il tempo di abbracciare. 

In ricchezza e in fortuna, 
in pena e in povertà, 
nella gioia e nel clamore, 
nel lutto e nel dolore, 
nel freddo e nel sole, 
nel sonno e nell’amore. 

Ovunque proteggi la grazia del mio cuore. 

(V. Capossela)

What shall we use to fill the empty spaces
Where we used to talk?
How should I fill the final places?
How should I complete the wall?

(Pink Floyd)

Strani accostamenti musicali questa sera.

 beethoven1

“Fu così che Fabrizio incontrò per la prima volta la chitarra e la poesia”

Immagine

Di ritorno dalla montagna i De André, insieme ad alcuni amici, decisero di passare una breve vacanza nella Langhe, a La Morra. Fu così che Fabrizio “incontro” per la prima volta la chitarra e la poesia. 

I De André vennero invitati a cena da un loro conoscente di Torino, l’ingegner Pier Franco Bertone, anche lui in villeggiatura a La Morra. Mentre gironzolava annoiato, Fabrizio scorse in un angolo una bella chitarra e iniziò a strimpellarla con discreta abilità. L’ingegner Bertone rimase di stucco nell’apprendere da Fabrizio che mai prima di allora l’aveva suonata e decise di regalargliela. Fabrizio cominciò a esercitarsi con passione, facilitato anche dalla buona manualità acquisita con lo studio del violino.

In quei giorni arrivò in albergo con la moglie Floria il petroliere Abelardo Remo Borzini. Da anni Borzini coltivava l’hobby della poesia e della pittura; con il passare del tempo sarebbe divenuto uno dei più ispirati cantori della vita di Genova e della Liguria. […].

Uomo coltissimo e raffinato, amante del bello con un originale senso dell’umorismo, fece colpo sul giovane Fabrizio con alcune delle sue poesie.

“Con Fabrizio ci siamo incontrati la prima volta a La Morra. Lui pressoché un ragazzo, io con qualche primizia grigia sulle tempie. Passava le giornate tormentando la sua chitarra ed evocando inconsciamente quella poesia trovadorica che aveva infiammato la poesia di Raimbaut de Vaquerais e di Sordello da Goito e che, un giorno, avrebbe pure lui posseduta. D’un tratto s’interrompeva per passare, in sordina, quasi se ne vergognasse, a motivi conosciuti. Erano quasi sempre variazioni di Giochi Proibiti a frequentare queste parentesi. Ricordi lontani, troppo lontani, di un amico che mi è sempre stato e mi è tuttora vicino. Con la sua musica, con la sua poesia” (Abelardo Remo Borzini).

Tratto da “Non per un Dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André,  di Luigi Viva”.

Buon Compleanno Fabrizio.

Che bell’inganno sei anima mia

Sono passati 15 anni dalla tua morte.

Mi rimane il grande rimpianto di non averti mai conosciuto.

“ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo”

Ciao Poeta.

Gli disse “amor se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene”.

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“Io credo che l’amore platonico possa esistere soltanto se  l’oggetto dell’amore, l’oggetto del desiderio sia una donna spaventosamente brutta. D’altra parte come ricordavano anche alcuni generali di Caporetto, in amore come in guerra pare che i migliori risultati vengano raggiunti dal corpo a corpo. Il problema fondamentale è quando in questo amore si insinuano delle remore che ci hanno insegnato fin dall’adolescenza, quei tabù insuperabili e quindi per esempio il problema della fedeltà. Ecco, alla parola fedeltà pare che la maggioranza degli amori spariscano come per incanto. La fedeltà in fondo che cos’è? Non è altro che un grosso prurito con il divieto assoluto di grattarsi”. 

F. De André.

La neve se ne frega. E Ilaria ci prova, a fregarsene.

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Io credo di essere una persona ottimista. Cerco sempre (e comunque) di vedere il lato positivo di ogni situazione e di ogni persona. Ma, caro karma/destino/quello che è, questa volta mi stai davvero mettendo a dura prova. Ma io comunque non demordo, ti faccio serenamente il gesto dell’ombrello e vado avanti per la mia strada, anche se in questo periodo sono molte più le cose che non vanno di quelle che vanno. Anche se sono stanca fisicamente e mentalmente, anche se in questo momento mi sento molto quella ragazza di Torino che canta il Liga, che “parla sempre di partire, senza posti in cui andare, prendere soltanto il primo volo”. Anche se (dillo Ilaria, forza) la volontà di guardare avanti è dettata soprattutto dalla paura di girarmi indietro e vedere gli errori che ho fatto. Si, io vado avanti per la mia strada e se “i miei tempi” per raggiungere i “miei” obiettivi sono decisamente troppo lenti per chi mi sta intorno, chissenefrega.

Io sono sicura di farcela.

E vedo il bicchiere mezzo pieno, sempre.

E possibilmente di Barbera.

Se la neve se ne frega (e torna il Liga), Ilaria anche.

Faber pensiero.

faber

“Io non so cosa ci sia dietro a certe manifestazioni di affetto, probabilmente c’è il tentativo di immedesimazione e forse addirittura il desiderio di trovare dei punti fermi; da un punto di vista strettamente comportamentale, non lo so; che non vengano a chiedere a me delle certezze, io Marinella l’ho scritta, ma non l’ho vissuta, sono un raccontatore di storie, non sono né un filosofo, né un politico. Di solito le certezze si chiedono ai filosofi e ai politici, forse più ai filosofi, però non le si chiede sicuramente a un artista. Invece mi pare che i ragazzi cerchino in noi delle certezze e questo è pericoloso, perché noi siamo pieni di dubbi, perché il nostro pensiero è quello di essere pieni di dubbi. Questi ragazzi invece vogliono delle certezze, ti invitano a tenere mezze conferenze nelle università, sinceramente mi domando: ma che gli vado a dire? Vado a dire che sono insicuro quanto loro, forse più di loro, che ho anch’io bisogno di certezze. Ti senti addosso un sacco di responsabilità che, in effetti, non ti dovrebbero competere. Cristo! Io ho scritto Bocca di rosa, non sono Bocca di rosa”.

Faber