A volte ritornano.

Ora non so neanche bene cosa scrivere, ma so che ho voglia di tornare a scrivere. Le mie solite grandissime cazzate, ovviamente. Ma mi mancano, le mie solite grandissime cazzate.

Cioè, ho visto la foto dell’abito (abito?!?!?!) della dama Santanchè e ho pensato che fino a circa due mesi fa avrei potuto scriverci un bel post sfottendola e mi sono detta “ma lo posso fare anche adesso perché io ho il potereeeeeeeee”.

 

La sottoscritta si ricorda di avere il potere.

 

Non avrei mai pensato di dire una cosa del genere, giuro. Fino a ieri era molto più probabile incontrare per strada un unicorno o vedermi con un paio di paperine ai piedi (ricordo che sono bassina e le paperine allungano il piede, quindi rischio di sembrare una L rovesciata). Invece, devo ringraziare quel gran bel pezzo di plastica della Santanchè perché è  lei l’artefice del mio ritorno.

Percepisco la vostra felicità. Sento gli applausi. State stappando qualche bottiglia eh?!

Io stasera non stappo nessuna bottiglia, ma mi bevo un ottimo tè bianco perché mi va di “festeggiare” così.

E comunque, far sorridere gli altri è la “cosa” più bella che c’è.

 

 

 

 

 

I wake up to the sound of music

 

Questa è una canzone a cui sono molto legata per diversi motivi e che riascolto molto spesso. La dedico a tutto coloro che in questo periodo un po’ “così”, mi sono stati vicini e lo sono ancora oggi. La dedico ai miei amici di sempre, a coloro che avevo perso per strada e ho felicemente riscoperto in questi mesi, a coloro che in realtà non mi conoscono e non mi hanno mai incontrato di persona ma inaspettatamente spendono un po’ del loro tempo a chiacchierare con me e ad ascoltare le mie paturnie.

Let it be,let it be. 
Whisper words of wisdom, let it be. 
And when the broken hearted people 
living in the world agree 
There will be an answer, let it be. 

Emotional Rescue

 

Mi spiace se ho peccato, 
mi spiace se ho sbagliato. 
Se non ci sono stato, 
se non sono tornato. 

Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore, 
adesso e per quando tornerà il tempo
Il tempo per partire, 
il tempo di restare, 
il tempo di lasciare, 
il tempo di abbracciare. 

In ricchezza e in fortuna, 
in pena e in povertà, 
nella gioia e nel clamore, 
nel lutto e nel dolore, 
nel freddo e nel sole, 
nel sonno e nell’amore. 

Ovunque proteggi la grazia del mio cuore. 

(V. Capossela)

What shall we use to fill the empty spaces
Where we used to talk?
How should I fill the final places?
How should I complete the wall?

(Pink Floyd)

Strani accostamenti musicali questa sera.

 beethoven1

“Fu così che Fabrizio incontrò per la prima volta la chitarra e la poesia”

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Di ritorno dalla montagna i De André, insieme ad alcuni amici, decisero di passare una breve vacanza nella Langhe, a La Morra. Fu così che Fabrizio “incontro” per la prima volta la chitarra e la poesia. 

I De André vennero invitati a cena da un loro conoscente di Torino, l’ingegner Pier Franco Bertone, anche lui in villeggiatura a La Morra. Mentre gironzolava annoiato, Fabrizio scorse in un angolo una bella chitarra e iniziò a strimpellarla con discreta abilità. L’ingegner Bertone rimase di stucco nell’apprendere da Fabrizio che mai prima di allora l’aveva suonata e decise di regalargliela. Fabrizio cominciò a esercitarsi con passione, facilitato anche dalla buona manualità acquisita con lo studio del violino.

In quei giorni arrivò in albergo con la moglie Floria il petroliere Abelardo Remo Borzini. Da anni Borzini coltivava l’hobby della poesia e della pittura; con il passare del tempo sarebbe divenuto uno dei più ispirati cantori della vita di Genova e della Liguria. […].

Uomo coltissimo e raffinato, amante del bello con un originale senso dell’umorismo, fece colpo sul giovane Fabrizio con alcune delle sue poesie.

“Con Fabrizio ci siamo incontrati la prima volta a La Morra. Lui pressoché un ragazzo, io con qualche primizia grigia sulle tempie. Passava le giornate tormentando la sua chitarra ed evocando inconsciamente quella poesia trovadorica che aveva infiammato la poesia di Raimbaut de Vaquerais e di Sordello da Goito e che, un giorno, avrebbe pure lui posseduta. D’un tratto s’interrompeva per passare, in sordina, quasi se ne vergognasse, a motivi conosciuti. Erano quasi sempre variazioni di Giochi Proibiti a frequentare queste parentesi. Ricordi lontani, troppo lontani, di un amico che mi è sempre stato e mi è tuttora vicino. Con la sua musica, con la sua poesia” (Abelardo Remo Borzini).

Tratto da “Non per un Dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André,  di Luigi Viva”.

Buon Compleanno Fabrizio.

Che bell’inganno sei anima mia

Sono passati 15 anni dalla tua morte.

Mi rimane il grande rimpianto di non averti mai conosciuto.

“ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo”

Ciao Poeta.