La chemioterapia in cani e gatti.

Qualche giorno fa ho letto questo “articolo” (del 2012) che spiega, senza citare fonti, l’utilizzo della chemioterapia, e le sue conseguenze, in oncologia veterinaria.

Ecco il link: http://www.cani.com/salute-e-benessere/veterinaria/chemioterapia-veterinaria-attenzione-alla-sua-tossicit%C3%A0

Dato che da quasi quattro anni seguo gli oncologi veterinari della facoltà di Torino e dato che questo è anche l’argomento della mia tesi, dirò anche io la mia. Una piccola premessa: io non sono un luminare e non voglio convincere nessuno, la scelta di sottoporre il proprio animale a  questo tipo di terapia è strettamente personale, ma quando si parla di argomenti così seri bisognerebbe essere informati e soprattutto onesti. Io in quell’articolo di onestà (intellettuale e scientifica) e competenza ne vedo ben poca. Le ricerche medico-scientifiche non si basano su Wikipedia, ma non a tutti questo è chiaro.

In questo articolo l’utilizzo della chemioterapia viene demonizzato, praticamente i veterinari si divertono a veder star male i loro pazienti. La chemioterapia sarebbe essenzialmente inutile, anzi estremamente dannosa. Prima di tutto è importante sottolineare che in oncologia veterinaria, la chemioterapia non ha (quasi mai, purtroppo) l’obiettivo di curare in modo definitivo il paziente, ma di allungare il più possibile la sua vita e la PRIORITA’ è quella di mantenere una buona qualità di vita. Quindi non vengono utilizzati i dosaggi o i mix di farmaci tipici dell’ oncologia umana, ma si sceglie un dosaggio che abbia un effetto terapeutico, ma che contestualmente, permetta al paziente di vivere la propria vita normalmente.  In questi anni ho visto molti animali (cani e gatti) in regime chemioterapico, anche per tempi piuttosto lunghi (alcuni anni) e sarebbe sbagliato dire che non esiste nessun effetto collaterale. Gli effetti avversi esistono, ma sono generalmente controllabili e gestibili e non si presentano routinariamente. I proprietari vengono sempre informati relativamente ai vantaggi o svantaggi legati all’utilizzo di quel farmaco o di quel protocollo (utilizzando fonti reali, articoli scientifici pubblicati, studi esistenti, non la cara Wikipedia) e personalmente ho visto risultati veramente soddisfacenti. La qualità di vita dell’animale è sempre la priorità, nonostante molti vogliono far passare il messaggio opposto.

Io non ho niente contro la “medicina alternativa”, io penso soltanto che quando si decide di parlare di un argomento così importante e emotivamente coinvolgente, bisogna essere ben informati, insomma queste “statistiche documentate” bisogna citarle, inserirle. Se si vuole parlare di un argomento scientifico, lo si fa in termini scientifici: in questo articolo si parla di “cancri secondari in percentuale variabile”, ecco, percentuale variabile non significa nulla, se le percentuali si sanno (e esistono) si scrivono, altrimenti sono parole a caso. Chi ha scritto questo articolo non sa cosa sia un protocollo e non sa che il dosaggio del farmaco può essere cambiato  in base alle condizioni cliniche del paziente.  Inoltre, sarebbe opportuno osservare personalmente come viene impostata e effettuata una seduta di chemioterapia prima di demonizzare un intero settore e dare un’idea sbagliata di quella che è invece un’importante risorsa.

P.S. Mi rendo conto che ciò molto probabilmente interessa a pochi (o a nessuno), ma amen.