One music, one place (copio ma ho chiesto prima)

Seguendo il sempre buon esempio di Zeus (a cui ho chiesto il permesso e, essendo lui un Dio buono e generoso, non devo neanche pagare i diritti), mi avventuro pure io nel “One music, one place”. Perché molto spesso una canzone, quella canzone, non solo ci ricorda una persona/una situazione, ma riesce anche a trasportarti in un posto diverso e a farti rivivere tutto un bell’insieme di emozioni.

Questa canzone mi ricorda un fine settimana in Liguria con Lui. Era il nostro primo fine settimana insieme e lontano da casa. Avevamo organizzato tutto alla perfezione, avevamo anche fatto la spesa così non si doveva neanche uscire di casa. Avevamo il vino, era tutto perfetto.Lui mi passa a prendere e quando salgo in macchina c’era questa canzone e Lui mi disse “ascoltala, è per te”.

Io ero felicissima, si parte, noi due soli. Durante il viaggio si canta e si chiacchiera. Circa a metà viaggio io inizio ad avvertire un po’ di nausea, ma non ci faccio molto caso. “Sarà una cosa passeggera dovuta al bianchino dell’aperitivo”, pensavo. “Starò patendo un po’ la macchina”, mi dicevo. “Passerà”, sbagliavo. Subito dopo l’arrivo inizio ad avere fitte atroci alla pancia.

Era lei, proprio lei. Avevo l’influenza intestinale. Tutti i vari intenti mallupini svaniscono. Il mio fine settimana va a puttane, per non dire in bagno. Il momento più trasgressivo è stato vedere Mosters&Co, durante un attimo di mio transitorio miglioramento.

La domenica sera si riparte, io ero un cadavere e lui era un pover’uomo rassegnato. Quando si sale in macchina per tornare a casa, Lui rimette questa canzone e mi dà un bacino.

Praticamente, questa bellissima canzone di De Gregori mi riporta in Liguria e più precisamente in un bagno di una casa di Ceriale e mi ricorda che in amore bisogna esserci soprattutto nel momento del bisogno.

Ma se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi

 

“Una volta avevo ascoltato una canzone che mi era rimasta in testa, mi era piaciuta tantissimo, ed era Alice di Francesco De Gregori. Nello stesso tempo mi era rimasta in testa una domanda: ma perché Alice guarda i gatti e non può guardare quel lampione là o non può guardare qualsiasi altra cosa, un sasso piuttosto che un cespuglio, un albero? E volevo chiederglielo, però non sapevo come, non lo conoscevo e avevo questa domanda da fargli…
L’estate successiva scopro che sta iniziando a lavorare con mio padre ad un album che era Volume ottavo. Figurati, impazzisco, vado in Sardegna e me lo trovo lì, a casa. In pigiama. Che lavora con mio padre, seduto sul mio divano, con la chitarra, giovane, con la barba rossa, un po’ fricchettone […]. E allora io prendo coraggio e vado da lui […]. Comincio alla larga, poi piano piano mi convinco e un giorno: «Francesco, perché Alice guarda i gatti?»
Lui mi guarda con un occhio aperto e l’altro chiuso… Non mi risponde. E non mi ha mai risposto. Anzi mi ha risposto, però in un modo abbastanza inconsueto: cioè scrivendo una canzone, con mio padre. Si chiama Oceano, e devo dire che io sono orgoglioso di questa canzone perché è stata dedicata a me. È la risposta di perché Alice guarda i gatti. Al che non mi sono più sognato di fargli domande di questo genere..”

Cristiano De André

 

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse “Vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male”