E’ meglio farsi i cazzi propri.

Io ho tanti difetti, ma uno mi fa soffrire particolarmente: la troppa gentilezza.

Lo considero davvero un grande difetto perché faccio le cose a fin di bene e non vengo capita o la gente è stronza e se ne approfitta o la gente è stronza e io non lo capisco. Perché se io dico le cose con gentilezza e garbo e mi si risponde in modo acido, allora vaffanculo.

Comunque, dato che mi sono un po’ rotta il cazzo: arrangiatevi. Risolvetevi i vostri problemi da soli, perché io ne ho abbastanza dei miei.

Amen.

 

 

Comunque questo post lo avevo scritto ieri e ho provato a programmarlo in modo che venisse pubblicato ora, dato che ora sono a lavoro e mi veniva difficile. Se lo state leggendo ora (cioè il 20 febbraio), ci sono riuscita e quindi applausi per me, che generalmente sono tecnologica come una suola.

 

 

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Basta, me so rotta li cojoni (1)

Oggi sono particolarmente nervosa e vorrei prendere un carro armato e distruggere qualcosa. Dato che non ho trovato un carro armato in casa mia, farò un elenco di cose che ultimamente mi fanno salire la carogna e fanno nascere in me la voglia di gridare un centinaio di vaffanculo al minuto. Probabilmente ci saranno altre puntate, quindi inauguro la rubrica :”Basta, me so rotta li cojoni”.

Pronti.

Partenza.

Via.

  • non sopporto la gente che ostenta i propri impegni lavorativi, delle serie “io lavoro 36 ore al giorno, 8 giorni su 7, non ho ferie, viaggio con il pannolone perché non ho tempo di recarmi nel locale dove è ubicato il sacro trono” e poi ha il tempo di pubblicare 750 post al giorno su fb/wp etc e fa 150 aperitivi a settimana. Anche io faccio un lavoro impegnativo, ma lo ammetto…il tempo per cazzeggiare lo trovo e ne vado fiera.

 

  • non sopporto quelli che alla cassa si mettono a chiacchierare con i commessi. Andate al bar a parlare e non rompete i coglioni a me.

 

  • odio profondamente coloro che ascoltano la musica senza le cuffie per strada, sui bus, sui treni etc. Che lo squaraus vi colga. E che manchi la carta igienica.

 

  • non sopporto (posso dire odio?) i proprietari di animali che si comprano un cane spendendo 1500 euro e poi rompono il cazzo per pagare un vaccino.

 

  • non sopporto chi se ne va senza salutare (anche se si tratta di una conversazione uozzappara)

La lista continuerà prossimamente.

 

Il mondo è una merda, ma la gente un po’ di più.

La gente mi fa incazzare. Tutta la gente. La gente non capisce un cazzo e no, non sono io che mi spiego male. La gente parla di lunedì mattina e mi racconta i fatti suoi e a me non me ne frega niente di tutto ciò, soprattutto di lunedì mattina. Il lunedì mattina si deve stare zitti perché io ho sonno.

La gente mi infastidisce.

Diventerò una gattara.

Buona notte.

 

Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me.

Ci sono tanti modi per stare vicino ad una persona a cui si tiene, a cui si vuole bene. Io, personalmente, penso che la cosa più importante è far sapere che ci sei. A volte basta davvero poco, a volte basta usare trenta secondi del proprio tempo (e in una giornata di secondi ce ne sono tanti, precisamente 86400) per dire all’altra persona: ti mando un abbraccio o ti auguro buona giornata o semplicemente un ciao.

Io lo faccio. Io, quando so che una persona a cui voglio bene, a cui sono affezionata, sta male o è triste o si sente sola, io faccio sapere che ci sono, io spendo quei trenta secondi quotidiani per far sapere che non mi sono dimenticata che il giorno prima mi hai detto che era una brutta giornata, che nonostante i miei problemi (perché tutti li hanno), nonostante magari sia stanca o abbia voglia di riposarmi e staccarmi dal mondo… ecco, nonostante tutto, io ci sono. Io lo faccio perché penso sia la cosa giusta da fare, perché so che cosa vuol dire sentirsi soli e perché a me fa piacere sapere che qualcuno mi pensa, quindi penso faccia piacere anche agli altri. Dicendo questo, non voglio lodarmi perché non è nulla di straordinario, a me fa piacere farlo e lo faccio.

Ecco io lo faccio, ma noto che spesso (molto spesso) le cose vanno un bel po’ diversamente. Si sa che in questo bel mondo di merda è l’egoismo che comanda, ma io mi stupisco sempre. Si cercano gli altri (gli amici?) quando si ha bisogno di chiacchierare e di sfogarsi, quando magari ci si annoia e si deve passare il tempo e poi, quando è l’altro ad aver bisogno di aiuto o di un pensiero  o di qualunque cosa, ci si comporta diversamente. Ma io non dovrei stupirmene, ripeto, questo è un mondo di egoisti, per cui se si sta bene o se si ha di meglio da fare, chissenefrega degli altri.

Ma io non smetterò di comportarmi come credo sia giusto comportarsi.

E con quelli che si dicono miei amici, (moltissimi, quasi tutti, praticamente tutti), continuerò a comportarmi così anche se non se lo meritano. Lo faccio perché sono fatta così e perché spero che un giorno arriverete a sentirvi in colpa per il vostro agire da stronzi indifferenti.

N.b. Non ho riletto, abbiate pazienza.

 

True Detective 2: cacati.

Attenzione: questa non è una recensione, perché io le recensioni non le so fare. Questo è uno sfogo.

Attenzione 2: niente spoiler, semplicemente perché non ci ho capito un cazzo.

Ecco lo sfogo.

La seconda stagione di True Detective mi fa proprio cacare.

Colin Farrell ha sempre la faccia di uno che si è fatto la cacca (la cacca è il leitmotiv di questo post) addosso e non sa come dirlo. Non ti preoccupare piccolo colino, lo dico io per te se vuoi.

 

colino cacca

koala

 

Ci sono troppe storie e io non ci capisco una mazza. Va bene che io non sono proprio una cima con film e telefilm però questa volta è peggio del solito.

La detective donna mi sta sulle balle perché è troppo sapientona e poi sta troppo bene con quel taglio di capelli, invece io sembro uno scopettone.

Comunque lo continuo a guardare lo stesso, sperando di capirci qualcosa di più.

Fine.

 

 

 

Pingu, io ti invidio.

Io odio il caldo. Da sempre. E sono nata a luglio. Alle tre del pomeriggio. Ma si sa che le cicogne sono delle dispettose teste di cazzo. Quando fa caldo io odio tutti, cicogne comprese.

Oggi è la mia unica giornata libera nei  prossimi quindici giorni e fa un caldo porco e io sto guardando l’undicesima stagione di Grey’s Anatomy.  E oggi la finirò, a costo di farmi cadere gli occhi.

Quindi il mio programma della giornata è: guardare il telefilm, bestemmiare per il caldo tra una puntata e l’altra e, per non perdere tempo, contemporaneamente dirigermi verso il frigo e ripristinare il mio equilibrio idrico e elettrolitico. Poi, prendermi un’oretta per andare a fare shopping perché ci sono i saldi e a breve sarà il mio compleanno, quindi è cosa buona e giusta fare shopping, anche se fa caldo.

In questo momento vorrei essere nel magico mondo del pinguino Pingu: li’ non fa caldo, lì è tutto ghiacciato, non si suda. Quei pinguini parlano una lingua farlocca ed è palese che non si capiscono tra loro, ma a loro non importa, non si stressano, non si rompono la uallera a vicenda per questa cosa. E lo sapete perché? Perché lì non fa caldo. Non ci sono 40° gradi.

Fine.

E se non conoscete Pingu, vi meritate il caldo.

 

 

La domenica della carogna.

Questa mattina mi sono svegliata con la carogna. Non so perché, veramente. Ma mi verrebbe voglia di prendere un tank e attivare il lanciafiamme (e ho letto su wikipedia che lo steam tank ha un lanciafiamme con una portata di 27 metri!! Potrei fare delle grandi cose). E poi i capelli non mi stanno e sembro un fungo atomico.

Comunque, prima per rilassarmi un pochino mi sono detta: “Apriamo Youtube e ascoltiamo un po’ di bella musica!!”.

Ecco.

Ecco.

Prima del video di Butterfly degli Screaming Trees è partita la pubblicità.

Ed ecco svanire il mio  tentativo di rilassarmi: la causa è la pubblicità della Tampax.

Quei malati di mente della Tampax hanno creato uno spot che non solo non invoglia a comprarli, ma fa venir voglia di andare al supermercato e dar fuoco a tutte le scatole. Con l’intento di far passare il messaggio che questi amenicoli son tanto facili da usare, hanno chiesto a degli uomini con il ciuffo e i pantaloni con l’orlo sopra le caviglie di spiegare il funzionamento di questi strani oggettini.

E loro, dall’alto del loro master in “Mestruo, dalla teoria alla pratica”, ci spiegano che sono talmente facili da mettere che lo sanno pure loro! E che bello vedere le loro facce quando aprono il pacchettino e guardano l’assorbente, si vede che è una procedura che fanno tutti i mesi. Ci spiegano che questo simpatico oggettino non serve per sminuzzare il basilico per farci il pesto e non va neanche utilizzato come ferma porta!! Ma stiamo tranquille donne, loro lo sanno. A loro non sfugge niente, a loro non bisogna spiegarle certe cose. Loro ci illustrano (con elegante gesto con le mani) che il tubicino va inserito. Dove? Non viene detto. Perché quel decerebrato con il ciuffo biondo si vergogna a dire vagina. Strano, si atteggia come uno che ne ha viste di cotte e di crude.

Io dico basta a queste pubblicità ridicole degli assorbenti. Una volta c’erano le donnine che al primo giorno di ciclo facevano paracadutismo, adesso dei Justin Bieber che ci spiegano come va messo l’assorbente interno.

Fate vedere qualcosa di più realistico. Fate vedere una donna nervosa perché ha mal di pancia, mal di schiena e un marito rincoglionito che, impugnando un tampax, chiede: “Ma amore, come mai ora fanno dei cotton fioc così grandi?”.

L’importante è la salute.

La mia non è influenza. No, cari miei. La mia è peste.

Nel mio sangue scorrono milioni di molecole di amoxicillina, sono molto socievoli queste molecole. Infatti, invece di combattere i batteri, loro ci escono a cena. Fanno amicizia, rimorchiano.

(Ilaria si soffia il naso)

Ma sto guarendo.

(Ilaria tossisce)

Tranquilli, oggi sto decisamente meglio.

(Ilaria starnutisce)

(Ilaria si soffia ancora il naso)

Pensate che questa sera, per festeggiare la mia pronta guarigione, pensavo di mangiarmi la minestrina e di bermi un tachifludec limone e miele. E per finire, un ottimo cucchiaio di sciroppo per la tosse. Quello buono, d’annata.

L’importante è la salute.

Ilaria si schiarisce la voce.

 

Il virus delle Poste.

Una volta va bene. Cioè, non va bene neanche una volta, ma diciamo che può essere un caso.

Due volte, no. Questo è un virus, una maledizione, un attentato.

Per la seconda volta in due anni, il menisco del mio ginocchio destro soffre. Quindi io soffro, bestemmio e mi intossico con gli antidolorifici.

E mi piacerebbe tanto raccontarvi che mi sono fatta male scalando una montagna, prendendo a calci un coccodrillo, facendo sesso selvaggio mentre scalo una montagna e ogni tanto prendo a mazzate un coccodrillo (tipico animale di montagna) che passa da quelle parti, disturbandomi.

Invece no, quel dolore acuto al menisco destro mi è comparso facendo la fila alla Posta.

Ero lì, con la carogna perché io avevo la lettera A e invece chiamavano sempre la C, W, Z e Q e all’improvviso TRAC, fitta e bestemmie.

Io non ho niente contro le Poste (quasi niente), ma ci deve essere un nesso.

Per forza.

Comunque ora cammino come Dr. House, ho un male porco e il ginocchio gonfio.

Propongo un nuovo slogan per le Poste: Poste Italiane, un male cane.

(E mi sono contenuta, con lo slogan).

Sarà la stessa mano che ti accende e ti spegne.

Ho capito che c’è solo un modo per stare un po’ meglio: non fermarmi.

Perché se mi fermo, mi sento soffocare.

Perché se mi fermo penso a tutto quello che non ho e che mi manca.

Perché se mi fermo, mi sento sola e non riesco a sbloccarmi da questa cazzo di situazione. E mi sembra di sprecare un sacco di tempo, un sacco di energia per niente.

Ma non posso stare 24 ore su 24 in clinica con cani e gatti (perché lì sto meglio).

E’ stato proprio un fine settimana di merda.

…Quel taglietto sul tuo palato che si rimarginerebbe se la smettessi di stuzzicarlo con la lingua… ma non puoi…