Tirai una freccia al vento è un verso della canzone Fiume Sand Creek, in cui Fabrizio De André racconta la storia di un massacro ignorato dalla maggior parte dei libri di storia: quello degli Indiani d’America. Lo sterminio ci viene raccontato attraverso gli occhi di un bambino.  Come sempre quindi il Faber pone al centro della sua arte le vittime, gli ultimi, quegli uomini e quelle donne scartati da quella società borghese che vive, anzi sopravvive, di sola apparenza.

De André, con la sua “idea fissa” di posare l’attenzione su chi non accetta di piegarsi alle leggi dettate “dal branco”, è la colonna sonora della mia vita e per questo ho preso in prestito un suo verso per intitolare il mio blog.

62 pensieri su “About

  1. Motivo in più per seguirti. Certe frasi estratte dalle canzoni, ma non solo, formano nuovi pretesti per allungare il senso della frase.
    Tony.
    p.s. grazie per essere entrata nel mio spoazio virtuale. ^_^

  2. Anche io ho usato un verso di questa straordinaria canzone in uno dei miei post, tempo fa, con un significato particolare.
    Sono belle queste piccole coincidenze.
    Grazie per essere passata…

  3. E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
    ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
    ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
    cosa importa se sono caduto se sono lontano
    perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
    perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
    ma dove dov’è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.

    Mi spieghi come ho fatto a non trovarti fino ad adesso!? Amo le canzoni di Faber e vedere un blog che porta come nome un suo verso mi ha portato un sorriso.
    Ti seguirò ovunque vorrai portarmi.

    Zeus

    1. Sono contenta che tu mi abbia “trovata”! E mi fa sempre piacere scovare degli appassionati del Faber 🙂
      Dove ti porterò non lo so ma “Quello che non ho è un orologio avanti
      per correre più in fretta e avervi più distanti
      quello che non ho è un treno arrugginito
      che mi riporti indietro da dove sono partito”

      Ilaria

      1. Si, appassionato è la parola giusta!
        Ma sai, io ti seguo “per un solo dolcissimo umore del sangue
        per la stessa ragione del viaggio viaggiare
        Il cuore rallenta e la testa cammina
        in un buio di giostre in disuso”

  4. Ho visto che sei “appassionato” anche di altra ottima musica! E mi viene in mente il Suonatore Jones, a lui suonare è toccato per tutta la vita e a lui piace lasciarsi ascoltare. Ma anche semplicemente “ascoltare” è una gran forma di libertà.

    “Finii con i campi alle ortiche
    finii con un flauto spezzato
    e un ridere rauco
    ricordi tanti
    e nemmeno un rimpianto”.

    🙂

    1. Non avevo visto la tua risposta! Chiedo perdono, non è maleducazione.. WP non mi ha segnalato la cosa. Ascoltare è una forma di libertà ed una forma di dipendenza 🙂 io lo dico sempre (e mai mi stancherò): non siamo noi che scegliamo la musica da ascoltare, è la musica che ci sceglie e si fa notare.

      “pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
      debba in qualche modo incominciare una chitarra”

      1. Ma figurati! Non c’è problema 😉
        Sono d’accordo con te. E’ la musica che ci sceglie, che ci fa viaggiare nello spazio e nel tempo. E fa capire molto di una persona. Io per esempio esprimo molto meglio la mia personalità e le mie emozioni attraverso la musica, piuttosto che a parole mie.

        “Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
        ed un oceano verde dietro le spalle
        disse “Vorrei sapere, quanto è grande il verde
        come è bello il mare, quanto dura una stanza
        è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male “

      2. Guarda, io mischio l’espressione personale con quella della musica. Mi aiuta, mi fa da supporto quando non riesco a dire completamente quello che cercavo di dire. Spero di essermi spiegato. Fa da colonna sonora, contrafforte, riparo e megafono. Ecco, forse l’ho spiegato meglio adesso! 🙂

        “Da bambino volevo guarire i ciliegi
        quando rossi di frutti li credevo feriti,
        la salute per me li aveva lasciati
        coi fiori di neve che avevan perduti”

      3. Ti sei spiegato benissimo:) é lo stesso per me e lo é soprattutto De André. E quella strofa che hai citato, quella é la mia vita..perché “fu un sogno fu un sogno ma non durò poco per questo giurai che avrei fatto il dottore ma non per un dio e nemmeno per gioco, perché i ciliegi tornassero in fiore”. E’ il motivo per cui ho scelto di diventare medico veterinario. Quella canzone mi accompagnerà per tutta la vita 🙂

      4. Oddio… per questa domanda mi devi lasciare un pochino di tempo (adesso sono al lavoro eheheheheh). Non ci ho mai pensato con una canzone di De André… ho una mia canzone, anzi due… ma De André non l’avevo scelto ancora 🙂 ci penso 😉

    2. Sai che ho pensato alla canzone? Secondo me potrebbe essere “Un Blasfemo”. Ti dirò, non è neanche la mia canzone preferita di Fabrizio, ma ha un testo che rispecchia alcune idee che ho sulla religione, morale e via dicendo. Un testo critico ma anche profondo, perché si può essere critici senza trascendere.

      1. Oh, ottima scelta. E’ una “canzone” tremendamente attuale. Son contenta che ti sei ricordato! Abbiamo scelto due canzoni dello stesso album! 😀

        “Dietro ogni blasfemo c’è un giardino incantato”.

      2. Grazie mille. Si, una canzone attuale e proviene dallo stesso album della tua 😉
        Ovvio che mi ricordo, dovevo solo cercare qualcosa che mi cadesse addosso come un buon vestito. Ci sono tantissime canzoni che hanno frasi che amo 🙂 bisognava scegliere bene!

  5. Eccomi, grazie per essere passata dalle mie parti e avermi dato l’occasione di conoscerti…mi chiedevo: ma per stare qui è necessario conoscere a memoria tutte le canzoni di Faber?…perchè a me piace, ma io non mi ricordo neanche il numero del cellulare figuriamoci le strofe…uff…mi sento un ignorante totale…ma direi che per me ormai è una sensazione frequente. 🙂
    “Ora Teresa è all’Harry’s Bar
    guarda verso il mare
    per lei figlia di droghieri
    penso che sia normale
    porta una lametta al collo
    è vecchia di cent’anni
    di lei ho saputo poco
    ma sembra non inganni.”
    Cosi…giusto per avere il “pass”.

    1. Ma figurati se bisogna sapere a memoria tutto 😀 😀 E anche se servisse il pass, con la citazione di Rimini, te lo saresti guadagnato! 🙂

      “ma voi che siete uomini
      sotto il vento e le vele
      non regalate terre promesse
      a chi non le mantiene ”

      Grazie per essere passato e per aver lasciato una traccia 🙂

      1. Si ecco..ti ho fatto un po’ di pubblicità in una “cosa” non mi far sforzare a spiegare troppe cose…se passi da me lo capisci meglio. Ah, niente di preoccupante, come direbbe il buon Matteo #staiserena.

    1. “La vita si spalancava davanti a me, ero libero, e la libertà è rischiosa, non puoi sapere se nel tuo fiume c’è un mulinello pronto a strangolarti, se dietro la curva la strada prosegue in salita o sprofonda in un burrone, se c’è ad attenderti una locanda o lo sceriffo di Nottingham. La libertà, diceva Baruch, è un fungo che devi assaggiare, non puoi sapere prima se ti fa male o no”
      Saltatempo – Benni.
      Azzecato vero? 😉

  6. khorakhane è una delle mie canzoni preferite, anche se in realtà la scelta è difficile per chi lo ama…ti lascio un regalo fatto da me e…ti seguo

    ” Poserò la testa sulla tua spalla e farò un sogno di mare e domani un fuoco di legna perché l’aria azzurra diventi casa…chi sarà a raccontare, chi sarà…sarà chi rimane..io seguirò questo migrare…seguirò questa corrente di ali”

  7. Appassionata di musica anche io. E anche di Faber. Anche il mio blog si chiama come una canzone, però di Pierangelo Bertoli, quello che secondo me viene mezzo punto prima del grande Faber. W la scrittura, w l’arte, w la musica e soprattutto i nostri amati cantautori. Ti seguo anche perchè ho già trovato su questo blog parecchi punti in comune. Un abbraccio! Quando vuoi vieni anche a fare un giro da me!

  8. Come mai gli uomini diventavano grassi quando erano cattivi, e morivano dalla fame quando erano buoni?
    alce nero parla… ogni volta che ascolto questa canzone penso a quel libro…
    bel blog

    mauro

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