Io corro come il vento che soffia.

 

M’accorgo che correndo verso Y ciò che più desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno,cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me. L’unico pensiero che mi conforta è pure quello che mi tormenta di più: il pensiero che se in questo momento Y sta correndo in direzione di A, anche lei ogni volta che vedrà i fari di un’auto in corsa verso B si domanderà se sono io che corro verso di lei, e desidererà che sia io, e non potrà mai esserne sicura. Ora due macchine che vanno in direzioni opposte si sono trovate per un secondo affiancate, una vampata ha illuminato le gocce della pioggia e il rumore dei motori s’è fuso come in un brusco soffio di vento: forse eravamo noi, ossia è certo che io ero io, se ciò significa qualcosa, e l’altra poteva essere lei, cioè quella che io voglio sia lei, il segno di lei in cui voglio riconoscerla, sebbene sia proprio il segno stesso che me la rende irriconoscibile. Correre sull’autostrada è l’unico modo che ci resta, a me e a lei, per esprimere quello che abbiamo da dirci, ma non possiamo comunicarlo né riceverne comunicazione finché stiamo correndo.

I. Calvino

Il fatto è che si arriva ad un punto in cui bisogna dare un senso a questa corsa. Si arriva ad un punto in cui si pensa che è ora di arrivare al traguardo. E non ho detto alla fine, ma al traguardo. E magari quel traguardo bisognerebbe raggiungerlo insieme, dopo questa lunga corsa, no? Invece a volte si ha la sensazione di aver corso con ritmi diversi. E’ difficile mantenere lo stesso ritmo, me ne rendo conto, e a volte è necessario rallentare un po’  se ci si rende conto che chi sta correndo con noi ha bisogno di un po’ di respiro, bisogna venirsi incontro, aspettarsi. Ma, ovvio, non bisogna approfittarsene. Arriva il momento in cui bisogna svegliarsi, accelerare e decidere se si vuole veramente raggiungere quel benedetto traguardo, senza farsi trascinare costantemente. Sarebbe bello trovare il giusto equilibrio, senza aver bisogno di rallentare o rincorrere, senza aver bisogno di prendere fiato per poter affrontare i metri successivi. Sarebbe bello, già.

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8 pensieri su “Io corro come il vento che soffia.

  1. Calvino è bravissimo nell’esprimere pensieri come la sua riflessione sulla corsa di Y e A.
    Tu pensi a una corsa parallela e non di raggiungere da parti opposte un punto d’incontro.
    Credo che tu abbia ragione su questo. Si corre insieme, anche se è oggettivamente difficile procedere appaiati. Quando uno dei due rallenta, vuol dire che ha delle difficolta. Per riprendere la corsa insieme, ci si deve fermare per aiutare l’altro a riprendere la corsa. Questo stop and go dimostra se tra due persone c’è amore.

  2. Cosa posso dire? Tu sai. Io so. Noi sappiamo. Loro non sanno. Essi potrebbero sapere.
    E alla fine bisogna vedere. La decisione è sempre la corsa più difficile, per quanto anche il resto non sia una passeggiata di salute eh.
    Sembra criptico, ma non dico di più 😉

  3. Le TUE parole mi stanno così bene addosso che potrei tatuarle ma forse sceglierei la schiena per non essere costretta a leggerle di continuo, perché fanno pensare… cavolo se fanno pensare! Dovrei imprimerle sulle braccia per lavorare e sulle gambe per correre invece per raggiungere chi è ad un passo dal traguardo e con tanta pazienza mi aspetta.
    Un bacio.

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