Per consegnare alla morte una goccia di splendore.

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto dal ricordo di una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

Fabrizio De André

Domani è il sedicesimo anniversario della morte di Fabrizio De André.

Tutti gli anni in questi giorni penso “Cosa avrebbe scritto il Faber sugli avvenimenti, nazionali ed internazionali, degli ultimi anni? Cosa avrebbe scritto su se stesso?”. Purtroppo a queste domande non c’è risposta, ma abbiamo la possibilità di ascoltare ciò che ha scritto in passato e riflettere sul fatto che il tutto è ancora attuale.

De André manca. Manca un artista in grado di leggere, in maniera così precisa, quasi chirurgica (ma mai fredda o distaccata) i sentimenti e i cambiamenti delle persone e della società intera. Manca un artista con la sua stessa continua voglia (e necessità) di scoprire e di scoprirsi. Manca la sua eleganza nel mettere nero su bianco pensieri anche molto pungenti. Manca un artista che sappia parlare dell’amore come faceva lui, oggi molti scrivono sull’amore, ma non dicono nulla se non un insieme di banalità. Siamo circondati da tanti Fabio Volo che scrivono piccole parole vuote e insignificanti.

Manca Fabrizio De André e come già dissi l’anno scorso, mi rimane il grande rimpianto di non averlo mai conosciuto.

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12 pensieri su “Per consegnare alla morte una goccia di splendore.

  1. Già. Adesso, come non mai, manca una figura come la sua. Uno capace di esprimere concetti vibranti anche in forma musicale. Una voce fuori dal coro.
    E che sappia parlare, con la stessa disinvoltura ed arguzia, della tematica politica e di quella del cuore. Come dici te: ci sono troppe persone che pensano che nominando il numero sufficiente di volte la parola amore stia esprimendo il sentimento. Lui con un paio di parole sapeva esprimere un concetto, molti riempiono solo lo spazio fra un interlinea a l’altro.

      1. Esatto… “quello che è scomodo dire”. Questo è un punto forte.
        Mi è piaciuta una cosa di Faber: in un momento in cui vigeva l’essere alternativi e ribelli (il ’68), lui ha tirato fuori la storia più conservativa (la Bibbia) e l’ha resa interessante.

  2. Amo De André, le sue parole e la sua musica anche io, come te, come tante altre persone. Quel che volevo scrivere l’ha già detto benissimo Zeus, ci manca proprio tanto. Ho un’età che mi ha permesso di vederlo in concerto diverse volte, la più emozionante a Spoleto, 4 settembre 1991, era il tour dell’album “Le nuvole”, con le immagini proiettate sulla facciata del duomo e la sua musica nelle orecchie e nel cuore. E mi ricordo come se fosse oggi la tristezza che m’ha attanagliata quando, arrivata davanti ai cancelli di Villa Fidelia a Spello, ho letto il cartello che diceva che il concerto era stato annullato per motivi di salute. Cinque mesi dopo, il nulla.

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