E se intorno fosse migliore, niente mai ci farebbe del male.

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Per problemi personali ora non me la sento di continuare a dedicarmi al blog. Magari per qualche giorno, magari per più tempo. Ho bisogno di pensare solo a me e a chi mi sta vicino.
Grazie per tutto.
Ilaria

Con parole cangianti e nessuna scrittura.

faber blog

Non sono un “cantante bene”, non sono un “intellettuale”. Sono soltanto uno che scrive canzoni guardandosi intorno e attingendo molto anche dal Medioevo. E’ quello il periodo che mi affascina veramente. Potendo conservare alcune conquiste sociali fatte nel corso dei secoli successivi, vedrei molto volentieri una società moderna ambientata nel Medioevo.

Non sono un fabbricante di sogni, non lo sarò mai. Ho il virus della realtà. C’è chi dice che questo di far sognare sia il compito di noi artisti: ma allora, chi resta a raccontarci la realtà? I giornali? Io non vendo sogni: i sogni si sognano, la realtà si racconta.

Se non mi fossi messo a cantare, sarei stato un pittore. Anche perché mi piace considerare una canzone simile a un dipinto, dove alcuni elementi stanno in primo piano, altri in secondo piano, altri svolgono la funzione di fondale. Così la voce, il tema e la melodia potrebbero assumere le sembianze figurative della donna con il bambino nella Tempesta di Giorgione. Laddove l’arrangiamento, nei suoi piani strumentali, potrebbe rappresentare i vari elementi del paesaggio…

Gli uomini sono tutti potenziali artisti, ma devono fare i conti con esigenze di vita che con il tempo si sono moltiplicate trasformandosi da semplici orpelli in insopprimibili necessità. Vale il discorso contrario per gli artisti troppo ricchi, e nel nostro tempo i cantanti e gli autori di canzoni ne sono un innegabile esempio, che avendo troppo coltivato il gusto del superfluo e dato eccessivo riscontro alla parte più rozza della loro esistenza, hanno perduto, insieme al rispetto per la propria arte, il gusto e la capacità di esercitarla.

Faber

Tratto da “Una goccia di splendore”.

“Sono saccente eh? E la donna saccente rompe i colions!”

 

La legge? Lo so signora che c’è la legge. La famosa 194 che ci protegge. E’ dalla legge che sto arrivando, non le dico la trafila per trovare un medico che mi facesse il certificato d’aborto. La trafila per trovare l’ospedale che mi mettesse in lista. Finalmente mi mandano a chiamare, vado dentro, obiettavano tutti, signora. Obiettavano le infermiere, obiettavano quelli che scopano per terra, quelli dell’analisi. Come obiettava il cuoco??! Che se non ci fossero state quelle ragazze che occupavano il repartino saremmo crepate di fame. Poi è arrivata la polizia, sbatte fuori le ragazze. Io mi sono spaventata, mi sono detta ” con questa legge va a finire che mio figlio mi nasce di 24 anni. Con già il militare fatto, disoccupato, pronto per emigrare in Germania”. Franca Rame.

No ma stiamo tutti tranquilli e sereni. Sono passati tanti anni. Oggi certe cose non succedono più. Oggi è impossibile che una donna venga lasciata sola in un momento così terribile.

Poi ti svegli. Era un sogno.

E la realtà è ben diversa. Anzi, purtroppo,  è sempre la stessa.

Oggi a me, domani a te!

collage

Allora. Prima di iniziare devo chiedere scusa per la mia profonda ignoranza informatica. Ci ho provato per tre ore, ma non riesco ad inserire i vostri nomi per rimandare al vostro blog (e non so neanche se si dice così).  Quindi vi piazzo i link, abbiate pazienza e magari spiegatemelo perché ho esaurito la scorta settimanale di bestemmie.  Poetella mi ha insegnato, grazie 😀

 

Ora posso iniziare. Devo ringraziare Pinocchio per avermi “nominata” e per le belle parole che ha speso per me. Non me l’aspettavo. E ti faccio anche i complimenti per il post sulla “Giornata della donna”,  sono d’accordo con tutto quello che hai scritto, ma quelle parole dette da un uomo hanno un significato in più.

Ora tocca a me.

Tre.

Due.

Uno.

Via!

COS’E’ PER TE IL BLOG…Ho deciso di aprire questo blog essenzialmente per lanciare una sfida a me stessa. Io ho il grande difetto di entusiasmarmi delle novità e poi con il tempo perdo l’interesse e quella che era una novità diventa una noiosa  routine che abbandono. Praticamente sono un concentrato di “opere” incompiute.  Questa volta però voglio impegnarmi al massimo per evitare che ciò succeda,  perché mi piace scrivere, confrontarmi e tutto sommato sono soddisfatta dell’ “angolino” che ho creato.  Ho letto per un bel po’ parecchi blog prima di  decidermi a crearne uno mio, prima di tutto per i motivi che ho citato prima e poi perché mi sembrava inadatto a me, che sono una persona abbastanza restia a parlare di me.  Ma ho deciso di provarci lo stesso, con poche pretese perché so di non essere Dario Fo. Ma ci provo. Perché “non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”.

Ho deciso di concentrare il blog sulla figura di De André perché è davvero fondamentale, anzi sostanziale,  per me.  De André non aveva un carattere semplice,  come disse Dori Ghezzi “era sicuramente più cazzaro che santo”.  Sicuramente non è stato un padre esemplare, spesso era arrogantello e un po’ presuntuoso. Infatti,  ciò che proprio non tollero è la santificazione della sua figura e son sicura che neanche lui l’ avrebbe sopportata.  De André non era affatto perfetto.  E la consapevolezza della sua imperfezione e dell’imperfezione degli uomini in generale,  l’ha trasmessa nei suoi testi parlando di puttane, matti, ubriachi, blasfemi e puntando il dito contro il falso perbenismo (che personalmente proprio schifo e odio), ben rappresentato dal paesino di Sant’Ilario di “Bocca di Rosa”.

Sono tanti i motivi che intrecciano la mia vita con la musica di Fabrizio e forse il più importante è l’aver conosciuto, grazie ad una sua canzone, la persona più importante della mia vita.

Questo per dirvi che continuerò a stressare ancora un bel po’ con questo De André.

DA GRANDE VORREI FARE…Questa la so! Da grande voglio fare il medico veterinario. C’è poco da aggiungere, ne ho parlato anche qui recentemente. Non riesco a vedermi in nessun’altra veste.

QUANTO SCRIVI SUL BLOG…Ah non ho nessun obiettivo da raggiungere o ritmo da mantenere. Scrivo quando ho bisogno che la mia solitudine venga colta dalla solitudine di qualcun altro, quando leggo una poesia che mi emoziona o ascolto una notizia che mi fa incazzare.

GENERE MUSICALE PREFERITO...Anche questa credo di saperla. A parte De André, ascolto molto volentieri Guccini, Vecchioni, Rino Gaetano, Gaber.  Sì, ho 26 anni ma gusti un po’ datati. Me lo dicono spesso, gli incompetenti 😉

A parte questi cantautori italiani, ascolto principalmente Rock. In questo periodo sono abbastanza ossessionata da Jeff Beck.

Ah, sto cercando di imparare a suonare la chitarra. Per ora con pessimi risultati. Ma sono molto orgogliosa dei calli che si stanno formando sulle dita. Eh, mi accontento di poco.

QUALE PERSONAGGIO DI QUALE ROMANZO TI PIACEREBBE ESSERE…Senza dubbio la volpe de “Il piccolo principe”. La volpe da un grande insegnamento al piccolo principe, cioè gli spiega l’importanza del creare dei legami. Addomesticare una persona vuol dire renderla indispensabile, vuol dire avere la necessità della sua presenza. Addomesticare non è semplice, serve costanza e pazienza: “in principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” La volpe mi rappresenta perché io credo di essere una persona “paziente” quando si tratta di sentimenti.  Io per prima ho bisogno di tempo per farmi conoscere e do lo stesso tempo agli altri. “L’essenziale è invisibile agli occhi” dice la volpe ed è una cosa in cui credo tantissimo. E’ fondamentale andare oltre le apparenze, perché dietro ogni persona c’è un mistero da svelare. Poi, come la volpe, io sento molto la responsabilità di un legame. Io mi sento responsabile della “rosa” che ho addomesticato.

FOTOGRAFIA… Ecco. Ora devo “confessarmi”. Sono una vittima di Instagram. Faccio foto a qualunque corbelleria e passo ore a modificarle con quei dannati filtri. Mi cospargo il capo di cenere.

IN CHE PERIODO STORICO TI PIACEREBBE VIVERE…“Io vorrei vivere all’età della pietra, per buttare mazzate” (cit. Io speriamo che me la cavo).

LA TUA PIU’ GRANDE PASSIONE…Credo che gli animali siano sempre stati la mia più grande passione. Fin da piccola, sono sempre stata la loro paladina. Facevo la seconda elementare e passavo i fine settimana in una casa nelle Langhe (che ora è la mia casa a tempo pieno). Un bambino che abitava nei paraggi un giorno iniziò a schiacciare le formiche, divertendosi un casino. Io iniziai con un bel pippone, dicendo che quelle povere formiche non avevano fatto niente di male e bisognava proprio lasciarle stare. L’assassino di formiche sembrava perplesso, ma il fine settimana successivo mi portò il suo quaderno di italiano dove aveva scritto un tema dedicato a me perché gli avevo fatto capire che anche gli animali vanno rispettati e non avrebbe più schiacciato formiche.

Fu una prima grande conquista (il fatto che non schiacciasse più le formiche, non il bimbo).

Io amo gli animali e la loro diversità. Non sono una di quelle persone che pensa che vadano rispettati perché sono tanto simili a noi. Io penso che meritino rispetto soprattutto perché sono diversi da noi: loro sono sempre sinceri, non ti chiedono mai niente in cambio del loro amore, sono degli innocenti spiriti liberi. Noi spesso queste qualità le buttiamo allegramente nel cesso.

MARZULLO STYLE – SI FACCIA UNA DOMANDA, SI DIA UNA RISPOSTA…“Oh ma che caz sto facendo?” “Vabbuò, ormai l’ho fatto”.

Ora i miei cinque nominati (non è una classifica, l’ordine è casuale).

–     Poetella , perché ha un animo sensibile e gentile.  La leggo sempre con tanto piacere e mi trasmette tanta serenità.

–      Zeusstamina , perché è un vero appassionato e conoscitore di bella  musica. E questa passione è capace di trasmetterla con semplicità, senza fare lo sborone. E poi ha citato, senza saperlo, la MIA canzone di De André. Un applauso, “blasfemo” 😉

–    Topper  , perché il suo modo di scrivere mi incanta. Riesce a tradurre in parole cosi’ bene le sue emozioni, che sembra quasi di riviverle.

–    Masticone , perché ha un senso dell’umorismo fenomenale. E riesce ad usarlo anche parlando di situazioni particolarmente complesse, e questa io la considero una gran qualità.

–    CrazyAlice , perché trovo che abbia una gran capacità di osservare i dettagli e di cogliere particolari che spesso sfuggono. Ultimamente non se l’è passata troppo bene, quindi le mando un abbraccio.

Eccoci, sono arrivata alla fine. Spero non stiate russando eheh 😉

 

Veterinaria “work in progress”.

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Sono quasi (finalmente, aggiungerei) alla fine del mio percorso universitario. Sono quasi un medico veterinario. Sono stati anni intensi, faticosi, ricchi di esperienze più e meno belle. Fin da quando ero piccola, alla consueta (fin troppo) domanda “E tu cosa vorresti fare da grande?”, io ho sempre risposto, con sicurezza, “la veterinaria” (a parte un breve periodo in cui aspiravo a diventare Xena la principessa guerriera). E sono molto orgogliosa di essere riuscita a portare avanti e, posso quasi dire, a “realizzare”, il mio sogno di bambina. Ora che veterinaria lo sono quasi, sono tanto tanto tanto felice, pur essendo consapevole che non è un lavoro facile (ma quale lo è?). Fare il veterinario non è solo visitare bei cuccioletti morbidosi. Fare il veterinario è molto altro, è soprattutto altro. Vuol dire scontrarsi con dure realtà. Vuol dire prendere decisioni spesso difficili e poco gradevoli. Vuol dire mettersi continuamente alla prova. Vuol dire anche essere considerato un medico di serie B. Vuol dire dover rispondere alle domande “ma per diventare veterinario/vetrinaio/vetrinario hai dovuto fare qualche corso?/ Ma ti devo anche pagare?”. Fare il veterinario vuol dire anche affrontare l’eutanasia, con la sensibilità e la professionalità necessaria, indispensabile. E questa è stata e continua ad essere una dura prova.  Anche se sai che stai facendo la cosa giusta, che non c’è altra soluzione. Io non ho ancora imparato a mascherare ciò che provo in quel momento e le lacrime scendono senza che riesca a controllarle. Ma forse con il tempo, soprattutto per questioni di “sopravvivenza emotiva”, riuscirò ad essere meno coinvolta.

E’ stato un percorso lungo e devo ancora imparare molto, ma questi anni sono stati ricchi di grandi esperienze che mi hanno formata, come futuro medico e come persona. Mi ricordo quando ho realizzato di aver superato il test di ammissione (a cui è seguita una sbronza che ha fatto storia), mi ricordo il primo esame (biologia animale, 12cfu, un parto) e la prima bocciatura (una mezza tragedia). Mi ricordo quando ho comprato il mio primo fonendoscopio (rosa, perché anche l’occhio vuole la sua parte), il primo cane a cui ho fatto un prelievo di sangue (sono stati parecchi i tentativi, ma il paziente era realmente “paziente”), il primo parto a cui ho assistito, il primo morso (una bella gatta bianca, un po’ troppo permalosa), la grande emozione che ho provato quando sono entrata per la prima volta in sala operatoria, le difficoltà ad indossare i guanti sterili, i miei primi punti di sutura, i pianti di fronte alla morte.

Ma i ricordi a cui più sono legata sono quelli dei miei pazienti. E’ per loro che ho scelto di fare questo mestiere. Per i loro cuori pieni di amore incondizionato, per le loro code scodinzolanti anche nei momenti più drammatici, per i loro occhi sinceri e dignitosi. Tutti mi hanno lasciato qualcosa dentro, tutti mi hanno insegnato qualcosa.

Ogni paziente è un pezzo del mio cuore e nonostante tutte le difficoltà che ci sono state e che ci saranno, sono felice (ah, l’ho già detto?), tanto emozionata – e non vedo l’ora –  di diventare la dottoressa degli animali, perché sono fermamente convinta che sia il lavoro più bello del mondo.

“Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore”.

Sì, sono riuscita ad “infilare” De André anche qua.