Qui nel girone invisibili.

Questa non è una delle canzoni più “famose” di Fabrizio De André. E’ stata composta con la collaborazione del figlio Cristiano e di Carlo Facchini.

Tratta il delicato tema della sieropositività nei confronti del virus dell’HIV. E’ stata scartata al Festival di Sanremo, probabilmente perché non trattava temi importanti come sole, cuore, amore. Perché a Sanremo, con rare eccezioni, se non son banali cazzate, non le vogliono.

In questa canzone si parla delle conseguenze, non solo fisiche, della sieropositività: si parla dell’isolamento, della solitudine, del menefreghismo, dell’ignoranza, della difficoltà (e a volte dell’impossibilità) a costruirsi un futuro affettivo. Si parla di quel girone degli invisibili da cui la “gente per bene” sta alla larga, perché tanto non è affar loro. Perché tanto a loro non capiterà mai. Perché se la sono cercata. Perché,ancora oggi, è questo il vergognoso pensiero della finta gente per bene.
Perché voltarsi dall’altra parte è la soluzione più semplice.

C’è un amore nella sabbia
un amore che vorrei
un amore che non cerco
perché poi lo perderei “

E se fossero minchionerie?

oscar

Piove.

Ho finito il caffè.

Mi sono accecata con il mascara e adesso ho un occhio viola.

Un tizio sull’autobus mi ha chiamata SIGNORA.

Il mio cane ha deciso che sì, il tappeto è un’ ottima sede per fare la cacca.

Ho iniziato a lavorare sulla tesi. Ho passato ore su PubMed con scarsi risultati. Ho iniziato a scrivere un po’ di pagine. Le ho rilette e ho pensato che “vengono talvolta nel maggior calore della composizione certi lucidi intervalli, nei quali una voce interna dice ad un tratto: e se fossero minchionerie?” (A.Manzoni).

Scusate, non mi lego a questa schiera: morrò pecora nera!

Immagine

Saranno cose già sentite

o scritte sopra un metro un po’ stantio

ma intanto questo è mio

e poi, voi queste cose non le dite.

Poi certo per chi non è abituato

pensare è sconsigliato.

Poi è bene essere un poco diffidente

per chi è un po’ differente.

Canzone di notte n.2 – Guccini.

“Fu così che Fabrizio incontrò per la prima volta la chitarra e la poesia”

Immagine

Di ritorno dalla montagna i De André, insieme ad alcuni amici, decisero di passare una breve vacanza nella Langhe, a La Morra. Fu così che Fabrizio “incontro” per la prima volta la chitarra e la poesia. 

I De André vennero invitati a cena da un loro conoscente di Torino, l’ingegner Pier Franco Bertone, anche lui in villeggiatura a La Morra. Mentre gironzolava annoiato, Fabrizio scorse in un angolo una bella chitarra e iniziò a strimpellarla con discreta abilità. L’ingegner Bertone rimase di stucco nell’apprendere da Fabrizio che mai prima di allora l’aveva suonata e decise di regalargliela. Fabrizio cominciò a esercitarsi con passione, facilitato anche dalla buona manualità acquisita con lo studio del violino.

In quei giorni arrivò in albergo con la moglie Floria il petroliere Abelardo Remo Borzini. Da anni Borzini coltivava l’hobby della poesia e della pittura; con il passare del tempo sarebbe divenuto uno dei più ispirati cantori della vita di Genova e della Liguria. […].

Uomo coltissimo e raffinato, amante del bello con un originale senso dell’umorismo, fece colpo sul giovane Fabrizio con alcune delle sue poesie.

“Con Fabrizio ci siamo incontrati la prima volta a La Morra. Lui pressoché un ragazzo, io con qualche primizia grigia sulle tempie. Passava le giornate tormentando la sua chitarra ed evocando inconsciamente quella poesia trovadorica che aveva infiammato la poesia di Raimbaut de Vaquerais e di Sordello da Goito e che, un giorno, avrebbe pure lui posseduta. D’un tratto s’interrompeva per passare, in sordina, quasi se ne vergognasse, a motivi conosciuti. Erano quasi sempre variazioni di Giochi Proibiti a frequentare queste parentesi. Ricordi lontani, troppo lontani, di un amico che mi è sempre stato e mi è tuttora vicino. Con la sua musica, con la sua poesia” (Abelardo Remo Borzini).

Tratto da “Non per un Dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André,  di Luigi Viva”.

Buon Compleanno Fabrizio.

Amo in te

Immagine

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.

amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

Hikmet

LA FORTUNA E’ UN FATTO DI GEOGRAFIA.

Immagine

Razzisti  quando conviene:  quando un fatto di cronaca coinvolge un “non italiano”, quando il negozio sotto casa assume un “non italiano”, quando ci ruba un parcheggio un “non italiano” etc.

Ma per essere dei “veri razzisti” ci sono altre piccole regole che dovreste rispettare, vi faccio un rapido riassunto:

– Non esultate quando un “non italiano” segna nella vostra squadra del cuore. Anzi,  si consiglia sguardo di sdegno e pianterello.

– Non sbavate davanti alla farfalla della Belen: non è una farfalla italiana.

–  Non abbuffatevi dal kebabbaro come se non ci fosse un domani.

– Non mangiate la maggior parte della frutta e della verdura che trovate nei supermercati: il raccolto è molto probabile fosse a carico di un “non italiano”.

– Non comprate griffe taroccate perché è probabile siano made in china. Non comprate neanche le griffe originali, perché sono fabbricate nello stesso posto.

– Non commuovetevi vedendo il Re leone: Mufasa non solo era africano, ma era pure di un’altra specie.

– Non ascoltate i Beatles: sono un gruppo di esaltati che guidano dalla parte sbagliata.

Cari portatori di ignoranza, spero di esservi stata utile. Ah, il computer o lo smartphone da cui state leggendo dove è stato prodotto?