Gli disse “amor se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene”.

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“Io credo che l’amore platonico possa esistere soltanto se  l’oggetto dell’amore, l’oggetto del desiderio sia una donna spaventosamente brutta. D’altra parte come ricordavano anche alcuni generali di Caporetto, in amore come in guerra pare che i migliori risultati vengano raggiunti dal corpo a corpo. Il problema fondamentale è quando in questo amore si insinuano delle remore che ci hanno insegnato fin dall’adolescenza, quei tabù insuperabili e quindi per esempio il problema della fedeltà. Ecco, alla parola fedeltà pare che la maggioranza degli amori spariscano come per incanto. La fedeltà in fondo che cos’è? Non è altro che un grosso prurito con il divieto assoluto di grattarsi”. 

F. De André.

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10 pensieri su “Gli disse “amor se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene”.

  1. Anni fa ho visto una videocassetta che riassumeva la vita e le opere di Fabrizio De André. Le parti più interessanti erano gli spezzoni dei suoi concerti: mi colpì molto il modo in cui sapeva “tenere la scena” rimanendo allo stesso tempo completamente rilassato. Fumava tra una canzone e l’ altra, aveva lo sguardo disteso, tutto faceva pensare ad una persona perfettamente a suo agio.
    Mi si potrebbe obiettare: “Certo, ad uno con quel talento e quell’ esperienza mica gli tremavano le gambe!” Questo é vero, ma la mia impressione é che in quei concerti lui fosse così calmo non perché era sicuro del suo talento o assuefatto dalla lunga pratica, ma perché in quel momento lui stava facendo qualcosa che gli veniva naturale come respirare. Lui cantava con la stessa disinvoltura con cui noi apparecchiamo la tavola o apriamo la finestra al mattino, ed era questo che gli permetteva di esibirsi con quella scioltezza così affascinante.
    Quando condivisi questa mia esperienza con un’ altra blogger, lei mi replicò:
    “In realtà credo che De André fosse estremamente timido, certo nelle sue apparizioni in TV (rarissime) degli anni ’60 appariva piuttosto impacciato. Credo sia stato difficile, per lui, esibirsi dal vivo, anche perché nei primi anni della sua carriera era un artista molto appartato, quasi clandestino. Le prime sue canzoni che ho imparato (Bocca di Rosa, Spiritual, Via del Campo…) circolavano tra noi ragazzi grazie a una sorta di passaparola: non so quanto tempo è passato dalle prime volte che nel bivacco scout ho cantato “Impiccheranno Geordie con una corda d’oro…” e altre ballate del genere a quando le ho potute ascoltare dalla meravigliosa voce dell’artista. Non che non ci fossero suoi dischi, ma non erano noti al grande pubblico, e pochi ne possedevano una copia. Quando fece il famoso concerto con la PFM nel 1979 fu molto contestato perché secondo alcuni aveva perso la sua purezza ed era entrato nella logica del prodotto commerciale… resta il fatto che è stato un grandissimo artista, che ha saputo rinnovarsi e creare opere sempre nuove e sempre di grande livello artistico per tutta la durata della sua vita.”
    Impossibile darle torto.

    1. Grazie mille per il tuo commento!! E’ assolutamente vero che Il Faber sapeva “tenere” il palco in un modo straordinario, ma è altrettanto vero che ha sempre detto di essere particolarmente nervoso prima di ogni concerto e soprattutto le prime volte han dovuto forzarlo parecchio per salire sul palco. Sono tutte sue meravigliose sfumature che lo rendono un uomo straordinario.

  2. pensa che io l’ho conosciuto a 16 anni… quando il mio quasi agazzetto di allora mi scrisse su un foglio strappato da un quaderno le parole de La guerra di Piero, sospendendo momentaneamente i compiti di greco che stava “non ” facendo con mia sorella.
    L’ho amato immediatamente.
    E anche il ragazzetto.

    E, da allora, sono passati 42 qnni!
    E ancora lo amo.
    No! Non il ragazzetto, no.
    Ma Faber……Faber…come si può smettere di amarlo?

    1. Che bello il tuo racconto!!! Io l’ho “conosciuto” quando a 12 anni ho sentito della sua morte. L’ho ascoltato subito per curiosità, poi da più grandicella l’ho apprezzato, amato e mai più abbandonato.
      No, non si può smettere di amarlo.

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