Gli disse “amor se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene”.

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“Io credo che l’amore platonico possa esistere soltanto se  l’oggetto dell’amore, l’oggetto del desiderio sia una donna spaventosamente brutta. D’altra parte come ricordavano anche alcuni generali di Caporetto, in amore come in guerra pare che i migliori risultati vengano raggiunti dal corpo a corpo. Il problema fondamentale è quando in questo amore si insinuano delle remore che ci hanno insegnato fin dall’adolescenza, quei tabù insuperabili e quindi per esempio il problema della fedeltà. Ecco, alla parola fedeltà pare che la maggioranza degli amori spariscano come per incanto. La fedeltà in fondo che cos’è? Non è altro che un grosso prurito con il divieto assoluto di grattarsi”. 

F. De André.

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La neve se ne frega. E Ilaria ci prova, a fregarsene.

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Io credo di essere una persona ottimista. Cerco sempre (e comunque) di vedere il lato positivo di ogni situazione e di ogni persona. Ma, caro karma/destino/quello che è, questa volta mi stai davvero mettendo a dura prova. Ma io comunque non demordo, ti faccio serenamente il gesto dell’ombrello e vado avanti per la mia strada, anche se in questo periodo sono molte più le cose che non vanno di quelle che vanno. Anche se sono stanca fisicamente e mentalmente, anche se in questo momento mi sento molto quella ragazza di Torino che canta il Liga, che “parla sempre di partire, senza posti in cui andare, prendere soltanto il primo volo”. Anche se (dillo Ilaria, forza) la volontà di guardare avanti è dettata soprattutto dalla paura di girarmi indietro e vedere gli errori che ho fatto. Si, io vado avanti per la mia strada e se “i miei tempi” per raggiungere i “miei” obiettivi sono decisamente troppo lenti per chi mi sta intorno, chissenefrega.

Io sono sicura di farcela.

E vedo il bicchiere mezzo pieno, sempre.

E possibilmente di Barbera.

Se la neve se ne frega (e torna il Liga), Ilaria anche.